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Consigli per la lettura delle pagine
: 8

Il blog parte con i post periodici con cui
lanciamo spunti e ci teniamo in contatto.

Sotto seguono una serie di pagine
(link) divise per argomento.

Clicca sulla pagina desiderata.

L'elenco è lungo, la voglia di scrivere è tanta,
lasciatevi coinvolgere per allenare i muscoli
della mente e del cuore

Buona lettura



lunedì 21 agosto 2017

Tic toc









Benvenuti, amici de “La Panchina”!
Sono molto lieta di incontrarvi ancora.
Che dire?
Soffia forte il vento nel mondo reale, anche se il sole illumina ogni più piccolo anfratto.
Soffia fortissimo, troppo forte.
Una tromba d’aria ha divelto ombrelloni su una spiaggia.
Un repentino mulinello di ombrelloni... una ragazza ferita al fianco nel sole di agosto.

Meglio sostare un poco qui sulla panchina, dove lo zefiro appena respira e un profumo di fiori scende dalle narici direttamente al cuore.
Le parole mi hanno raggiunto e corrono già festose intorno alla panchina.
Desiderose di essere riordinate, ammiccano allettanti.
Attendono di essere catturate e intessute in frasi e pensieri.
Accetto la sfida.

Tic tic tic toc... un lontano orologio scandisce lo scorrere del tempo.
Una goccia d’acqua trasparente scava pazientemente la roccia.
Intanto costruisce magnifiche cattedrali che forse nessuno vedrà mai.
Toc toc toc tac...

Il ciabattino spinge i piccolissimi chiodi nel cuoio con l’obbediente martello.
Ha appena infilato il sandalo nella forma di ferro che lo tiene ben fermo.
Batte l’ultimo chiodino che ha tenuto tra le labbra fino a questo momento.
Il sandalo di lucertola verde è quasi finito.
La signorina che glielo ha commissionato verrà  presto a ritirarlo.
L’uomo ci tiene a rifinirlo per bene.
Lo accarezza.
Ne lucida il minuscolo tacco con cera nera.
Poi liscia le piccole squame con l’orgoglio di chi crea oggetti dal nulla.
Lo ripone soddisfatto.

Toc toc toc...
Il picchiotto richiama attenzione.
Pende dalle fauci di un leone di bronzo e si accanisce sull’apposita sporgenza.
Qualcuno verrà ad aprire la porta.
L’uomo manovra ancora il picchiotto con lena maggiore.
All’interno si sente un leggero trambusto.
Un passo strascicato si avvicina.
L’accompagna il toc toc toc di un bastone.
La porta lentamente si apre.
L’uomo entra e raggiunge la vecchia donna vicino alla finestra.
Il toc toc del bastone è cessato.
La madre ora sorride.
È tanto che attende suo figlio davanti alla finestra.

Potere delle parole!
Ne ho prese solo tre tra quelle che giravano intorno alla panchina... tic tac toc.
Ne sono bastate così poche per costruire dentro di me tre bellissimi quadri che mi hanno portato lontano, in atmosfere incantate e romantiche.
Uno di essi l’ho vissuto realmente in una vita lontana.
Gli altri sono nati davvero dal nulla.
Insieme, però, hanno costruito nella mia mente, uno straordinario momento di vero relax.
Pensare, riordinare i pensieri, annotarli è davvero un potente mezzo per ritemprarci, un modo altro ed ecologico per ritrovare se stessi e recuperare energie.
Non importa su cosa voleranno i nostri pensieri, quali argomenti tireremo fuori dal cilindro.
Fondamentale è non far atrofizzare i nostri pensieri nella noia usuale di frasi già fatte che non dicono nulla di nuovo.

Grazie per essere stati con me ad allenare i muscoli della mente e del cuore.
Tornate ancora qui, con me su “La Panchina”!





Published: lunedì 21 agosto 2017

venerdì 18 agosto 2017

Cambiare


 

❤❤❤

Ciao!
Benvenuti, amici cari de La Panchina!

È bello incontrarvi oggi dopo qualche tempo.
Infatti sono passati troppi giorni dall’ultima volta in cui abbiamo scambiato qualche idea e, personalmente, non vedevo l’ora di ricominciare a parlare un po’ con voi.
In realtà le parole sono sempre state intorno a me provocatorie.
Mi giravano in testa in momenti improbabili, complessi, in momenti in cui non potevo dare loro seguito sulla nostra panchina.
Così solo ora, finalmente, sono riuscita a sedermi qui, con una grande voglia di ritrovare me stessa, di immergermi nella calma e nella serenità.
Lo faccio oggi in cui i massmedia non fanno altro che mandare notizie arrossate dal sangue di attentati troppo frequenti, da brutti episodi tra giovani e non, che ci trascinano in un meccanismo sociale perverso e senza un senso per la maggioranza di noi.

Proprio per questo, in fondo, la nostra panchina ha il suo perché.
Qui si può riflettere con maggiore obiettività, cercando di superare la tensione che fatti non dipendenti dalla nostra volontà hanno indotto dentro di noi.
Non possiamo farci irretire dalle brutture del mondo, finendo con il vedere solo quelle, cose così gravi che levano la gioia di vivere.
Meglio cercare di cambiare la realtà cominciando a diffondere intorno a noi un movimento di idee, di propositi, di esempi che inducano alla speranza di un mondo migliore.

È vero, in fin dei conti guerre e guerriglie non si sono mai estinte.
Le terribili esperienze del dolore che esse arrecano non sembrerebbero convincere l’umanità a desistere dal percorrere le vie del male.
Inevitabili i corsi e ricorsi storici.
Allora cosa può fare una persona qualunque che si trova immersa in queste dinamiche di violenza e aggressività?

Forse non serve a niente rispondere con altra violenza, perché reagire con acredine e comportamenti speculari ci rende simili a coloro che praticano la violenza come unica spiaggia.
Qui mi riferisco anche ai giovani dediti all’edonismo senza senso, all’alcol, alle droghe, alla violenza nuda e cruda in scuole e discoteche, a quella che io vedo come un’altra faccia della stessa medaglia di una filosofia di vita inesistente.
Forse avremmo bisogno di costruirne una nuova di filosofia di vita, una nuova cultura che induca un cambiamento virtuoso.
La domanda sorge spontanea: “Ma come?”.

Ognuno di noi, nel suo piccolo, può essere il promotore di un infinitesimo cambiamento, con l’esempio, con parole ponderate e moderate, con l’amabilità e con il sorriso, con la semplice educazione, con la determinazione a non prevaricare e a rispettare, con lo sforzo di scegliere senza nascondersi in gruppi di pensiero stereotipati per comodità o per tornaconto personale.
Questo potrebbe aiutare i nostri bimbi prima, i nostri ragazzi poi, a costruirsi una filosofia di vita in grado di cambiare la stessa identità culturale di un popolo.
Leggere, studiare, curiosare tra pensieri antichi ed esperienze storiche, formarsi opinioni personali, annotare le proprie idee, sarebbero di grande aiuto a tutti noi che in questi ultimi tempi parliamo per frasi fatte, saltando e scopiazzando da un link all’altro.
Che bel messaggio sarebbe questo da far dilagare a macchia d’olio!
È così che si può creare un movimento nuovo di opinione e la società può cambiare.
E questa società sarebbe una società più forte da contrapporre alla filosofia delle aggressioni, singole o di massa, che ci stanno trascinando in un nuovo medioevo.

Forse è meglio che non mi dilunghi ancora e che mi fermi qui.
Spero di non essermi ripetuta troppo e, soprattutto, di non aver annoiato nessuno.
Mi auguro invece di avervi trascinato in un ragionamento sereno, un ragionanento che possa aver allontanato per un momento quell’angoscia che le notizie di questi giorni hanno ulteriormente rafforzato in noi.
Inutile dire che mi piacerebbe molto confrontarmi con le vostre opinioni.
In ogni caso io vi aspetto sempre qui sulla panchina ad allenare i muscoli della mente e del cuore.

❤❤❤

Published: venerdì 18 agosto 2017

venerdì 4 agosto 2017

Nuove matriarche









Sotto il caldo africano di questo agosto, la nostra panchina ci invita come sempre a sedere e a ritrovarci.
In questo angolo ridente le parole ed i pensieri ci trascinano, anche senza volere, nel mondo della bellezza e del benessere.
Le idee si intrecciano e si espandono.
Creano un humus via via più piacevole che ci induce in riflessioni che altrimenti evaporerebbero come gocce d’acqua al sole.

Intanto le nostre due madri, impegnatissime e direttive, trovano refrigerio al mare ed in montagna.
Una è sola a meditare.
L’altra ha già ripreso il controllo anche se in un’ottica vacanziera.

Non so voi quale idea vi siate fatta.
Io dal canto mio, nel ruolo di un osservatore esterno e spassionato, non ho potuto fare a meno di notare alcuni aspetti sui quali richiamo la vostra attenzione.
L’agire di una delle due matriarche, si comprende facilmente, è addirittura tossico per tutto il complesso sistema familiare.
Le dinamiche non si evolvono in modo gradualmente più positivo, al contrario ogni intervento tende a peggiorare un’armonia che non si è mai realmente costruita negli anni.
Più interessante e serena è l’atmosfera nella famiglia piena di bambini.
Il loro apporto in allegria e serenità è certamente notevole.
Essi avvertono di essere il centro dell’attenzione e sotto questo punto di vista sono tranquilli.
Inutile dire che per tutti gli adulti c’è molto impegno quotidiano.

Avrete notato anche voi che esiste una profonda differenza tra le due matriarche.
La prima matriarca, molto centrata su se stessa fa, decide, sa quello che deve essere fatto, pretende che venga eseguito, cerca di convincere e di imporre, persegue tenacemente i suoi obiettivi.
L’altra, generosa e altruista, suggerisce e indirizza, sa ciò che è bene e ciò che è male, fa molto in prima persona.
I risultati relazionali sono evidenti: conflitti conclamati nel primo caso, relazioni sotto controllo e nel complesso distese nel secondo.

Allora, sembrerebbe facile affermare che tutto è perfetto nella famiglia piena di bambini, ma ad una seconda analisi potremmo scoprire che forse non è poi del tutto vero.
Al momento questa situazione appare decisamente più serena e armoniosa, tuttavia c’è da dire che è ancora un sistema familiare abbastanza giovane e per questo tiene bene.

Premesso che la perfezione non è facile da raggiungere e che è forse una  vera chimera, possiamo fare ulteriori considerazioni.
A ben vedere queste due matriarche sono entrambe molto direttive e lasciano in un modo o nell’altro poco spazio alle scelte dei più giovani.
Entrambe sanno cosa è bene e ciò che è male per la loro discendenza e con tenacia cercano di condurre tutti gli interessati ad attuare le proprie scelte.
La seconda, è vero, lo fa con maggiore garbo e dolcezza, ma in fondo è l’altra faccia della stessa medaglia.

In questo secondo caso la matriarca, generosa e operosa, si stanca molto di più.
Agisce, aiuta, coinvolge nell’aiuto gli adulti in quel momento disponibili, lavora tanto, sollevando gli altri da oneri concreti.
A volte è sfinita. E questo non è un bene, non può durare all’infinito.
La figlia approfitta dell’aiuto concreto, ma incorre nel delegare il suo ruolo e costruisce il suo percorso di nuova matriarca con maggiore fatica e qualche distorsione.
Quando è sola a volte è nel panico, non sa mai se da sola ce la farebbe.
I maschi adulti si adattano alle richieste, ma mordono un po’ il freno, spesso se ne avverte il trascinamento velato che li sospinge dall’esterno.
Infine, tra i tanti bambini intercorrono comunque le ataviche relazioni conflittuali tipiche dei fratelli, sorrisi e carezze che mascherano l’eterno conflitto sperimentato da Caino e Abele, da Romolo e Remo.
Tutto questo complica sempre la vita familiare che le reazioni degli adulti possono però facilitare o ulteriormente peggiorare.

Dalla nostra panchina, dunque, arriviamo a comprendere che l’eccessivo senso del dovere e il conseguente esagerato voler indirizzare la propria discendenza, il vedere il mondo in bianco e nero, forse non pagano del tutto.
Molto meglio conservare un’elasticità mentale, il beneficio del dubbio, restare a disposizione ma un po’ in disparte, favorire la libertà di scegliere e di decidere, la responsabilità, l’autonomia, la propria autodeterminazione.

Grazie per essere stati con me anche oggi ad allenare i muscoli della mente e del cuore!
Spero che vi sentiate più agili sotto ogni punto di vista!

Alla prossima!




Published: venerdì 4 agosto 2017

martedì 1 agosto 2017

E che matriarca!









Eccoci di nuovo insieme!
Una nuova torrida giornata sta snodandosi davanti a noi, ma qui intorno alla nostra panchina è tutta un’altra storia.
Uno zefiro appena accennato ci mette in pace con noi stessi e con il mondo.

Volevo riprendere senza indugio il racconto che da qualche giorno gira intorno alla panchina, il racconto di questa matriarca, che gestisce in modo forse troppo importante la vita della sua famiglia allargata.

Forte e decisa nel lavoro, lascia poco spazio ai suoi collaboratori.
Di fondo ritiene di essere l’unica che può consentire all’azienda di sopravvivere.
Si dispera se riceve sgambetti dall’esterno, ma trova sempre soluzioni, se pure difficili e dolorose.
Alza la voce all’interno se non viene compresa in tempi rapidissimi, dà ordini continui, dorme tre ore per notte per tenere contatti con l’estero.
L’astinenza da sonno e il continuo arrovellarsi sulle stesse questioni non le danno un attimo di tregua.
Lo si avverte anche nei contatti personali in cui cerca sempre un ascolto ai suoi ragionamenti ripetuti all’infinito, più a se stessa che agli altri.

Poi accade improvviso un fatto che può  cambiare la vita, qualcosa che per la prima volta le dà la certezza che il tempo scorre velocemente anzi che è già trascorso per la maggior parte.
La matriarca barcolla. Deve trovare soluzioni.
È abituata a trovarne.
Si arrovella e si arrovella ancora e si accorge che sono indispensabili gli affetti che sostengono e leniscono l’anima, soprattutto che ci sono dei doveri e che i figli devono dare aiuto.
Quindi ricomincia a tessere più intensamente le relazioni familiari che sono rimaste molto superficiali per troppi lunghi anni.
Ed ecco qualche telefonata, inviti a pranzi settimanali, visite.
Insomma i giovani devono capire che c’è bisogno di loro, del loro apporto, della loro presenza.

La matriarca comincia ad entrare in crisi.
Le risposte sono tiepide, comunque maldestre.
Le esperienze pregresse della seconda generazione non sono state affettivamente molto ricche, quindi i figli restituiscono ciò che possono e sanno, cioè  molto poco.
I figli di lui l’hanno vissuta marginalmente, tranne una, il figlio di lei è cresciuto prevalentemente con i nonni.
Nessuno le gironzola intorno e l’abbraccia, le sorride o la sbaciucchia.

Questo lo ha fatto e lo fa solo lui, il marito, che ora vive qualche difficoltà di salute.
E non basta.
C'è di più.
C’è anche un matrimonio imminente che non s’ha da fare.
Lui, il pretendente, non va bene.
È in cerca di un tornaconto personale.
Mira ad altre cose che all’amore.
La figlia, l’ultima dei figli del marito, deve rendersene conto.
Sa che si è trovata in difficoltà altre volte nella scelta.
Deve ascoltarla.
Lei le vuole bene e sa cosa le serve.
Forse ha bisogno di uno psicologo.
Deve convincerla.

E poi il matrimonio avviene lo stesso.
I pari tutto sommato l’hanno sostenuta.
La matriarca è triste.
Non vuole festeggiare.
Non le hanno dato ascolto, anzi ha dovuto pagare tutte le spese.
No, così proprio non va.

Anche lei ha cominciato a farsi aiutare da uno psicologo, ma la ristrutturazione del suo pensiero è lenta e dolorosa.
Deve riprendersi.
In vacanza andrà meglio e recupererà un po’ di serenità.
Lo spera.

Che ne dite, cari amici de “La Panchina”, di queste figure femminili attive intorno a noi nella società del terzo millennio?
Ci troveremo ancora domani sull’argomento.
Nel frattempo, sarebbe molto bello per me sentire le vostre opinioni!

Intanto io vi aspetto qui come sempre.
A domani!

E... continuate ad allenare i muscoli della mente e del cuore con “La Panchina”!





Published: martedì 1 agosto 2017

lunedì 31 luglio 2017

Un'altra matriarca









Con  Gentile da Fabriano
un'immagine speciale del rapporto madre-figlio



Buongiorno, cari amici de “La Panchina”!
Eccoci insieme anche in questa splendida mattina di fine luglio.
È un po’ caldo in verità,  ma la luce intensa e smagliante affascina.
Intorno alla panchina poi, ha caratteristiche magiche, perché non se ne avverte il calore che altrove sarà asfissiante, ma se ne assorbono pienamente tutte le energie.
L’atmosfera ancora una volta è quella giusta per continuare le nostre dissertazioni leggere, senza ansia, senza fretta, senza obblighi di sorta.
È questo il bello della nostra panchina.
Ci avviciniamo solo quando vogliamo in libertà e le parole dette, e ampliate dall’immaginazione, sono sempre pronte ad immergergerci in mondi altri, in mondi più puliti e pieni d’aria, in mondi di serenità e silenzio, come possono essere soltanto i mondi delle idee.

Dunque continuiamo il nostro discorso sulle figure femminili che credo dominino in qualche modo le famiglie, anche modernissime del terzo millennio.
Abbiamo appena osservato l’agire della matriarca che come un’elefantessa annusa, suggerisce, sospinge gentilmente la sua discendenza sul sentiero battuto e sicuro.

Intanto, forse ve ne sarete già accorti, intorno alla panchina si stanno sistemando gli attori di un’altra realtà.
Questa è una realtà più complessa.
I protagonisti sono più eterogenei e le dinamiche relazionali che mettono in atto sono molto più intricate e complicate.
Anche l’età è più elevata. Ci sono un paio di bambini, in verità, ma rimangono sullo sfondo.
Qui la matriarca dirige con un piglio decisamente autoritario.
A tratti la sua ansia direttiva trapela con violenza.
Ci sta male la matriarca, perché la sua tribù non esegue perfettamente e immediatamente quello che lei suggerisce.
Come gia detto il nucleo familiare è complesso. Comprende più  figli di lui e uno di lei, decisamente tutti adulti.
Al centro di tutto emergono però interessi economici, legati ad un’attività commerciale che gestisce lei in modo insindacabile.
È abile la matriarca e molto esperta nel suo lavoro. Schiva le trappole e individua percorsi da scegliere.
È anche molto presa a non delegare responsabilità a chi la circonda.
Ha paura, tanta paura che tutto il suo castello possa crollare.
Non si avvede che l’età sfugge, che corre veloce lungo le strade del tempo.
Ingenuamente è convinta che può ancora aspettare tanti anni, prima di dover cominciare ad allentare la presa.
È sorda ai ragionamenti dell’amica che vuol metterla in guardia.
Sorride a se stessa, nascondendosi la verità.
Confida nel sostegno incondizionato del marito, che sempre la ascolta e ne comprende le azioni.
Egli prova anche in qualche modo a contrastarla, ma vuole vederla tranquilla e lascia che le sue idee si manifestino come lei desidera.
Le dinamiche relazionali, pur scricchiolanti,  vanno avanti in un’apparente leggerezza.
Qualche pranzo, un regalo, una visita tra gli interessati, una telefonata notturna con chi è invece lontano.

Intorno alla panchina la luce è cambiata.
Si è letteralmente traformata.
C’è un lieve movimento circolare che ipnotizza.
Si è fatto tardi. Meglio tornare nel mondo reale.
Ci vediamo domani per continuare, se si va.
Vi aspetto!

Grazie per essere stati con me ad allenare i muscoli della mente e del cuore!






Published: lunedì 31 luglio 2017

domenica 30 luglio 2017

La matriarca









Buongiorno!
Intorno alla panchina oggi c’è molta foschia, una nebbiolina tiepida e dolce che nasconde e accarezza.
Si intuisce che presto il sole la farà da padrone.
È gratificante sentirsi così  protetti.
Sembra di essere in una sorta di placenta amica.
Ancora una volta i pensieri nascono da soli, si rincorrono, si palesano, si condensano, avviluppati dalla foschia che già irradia una luce di speranza e bellezza.

Le figure femminili di cui parlavamo ieri danzano ora qui intorno.
Determinate, volitive,  importanti, occupano spazio e attenzione.
Non puoi non notarle.
La matriarca dirige, con lo sguardo, con il corpo, con il movimento, con una parola qua e là, la giostra in movimento di molte vite.
È chiaro il suo indirizzare tutti da lungo tempo.
I più giovani nemmeno più avvertono di essere in qualche modo diretti.
È palese.
La donna nel fiore degli anni e della vita ha completamente assorbito idee e comportamenti.
Attende ai suoi numerosi bambini con compunzione, convinzione, razionalità in cui fanno capolino principi e regole.
Segue il sentiero battuto, sostenuto, consigliato dalla matriarca.
È con lei che vuole stare.
La sua approvazione la conforta.
La matriarca, come una mastodontica elefantessa, riporta continuamente sul sentiero battuto con colpi impercettibili della proboscide, piccole amorose carezze che tengono all’interno, che non fanno allontanare per altre dubbie direzioni.
Tutto è impeccabile intorno.
Orari, abitini inanimidati, asciugamani con pizzi di altri tempi, cibi leggeri studiati nei dettagli,  voci dolci e misurate.
Il poppante richiede accudimento al seno ogni quarto d’ora.
La madre lo accontenta, mentre conversa con chi le sta intorno.
Il fratellino intermedio sorride, ma si intravvede il ghigno nascosto.
Si butta addosso a mamma e fratellino in quella che sembrerebbe una carezza, ma che rivela quanto soffra nel vedere quell’intruso tra le braccia della mamma, le sue braccia!
Giunge pronta la matriarca che lo tocca lievemente con la proboscide e lo spinge senza darlo a vedere verso l’anziano elefante che l’accoglie nel suo ruolo defilato e muto.
Lo sfiora con il suo annoso grosso orecchio.
I due si allontanano insieme dalla scena.
Intanto la bambina più grande ha lasciato la palla e ha occupato tutto lo spazio con grande veemenza.
I grandi occhi spalancati, guarda.
Osserva.
Il sorriso è d’ordinanza.
In piedi sulle sedie si sposta dall’una all’altra con salti più o meno precisi. Pericolosi.
Si butta addosso alla madre con un po’ troppa enfasi.
C’è un sorriso anche per lei.
La proboscide della matriarca la riporta sul sentiero con piccole domande che solleticano le sue conoscenze linguistiche.
È una carezza alla sua conoscenza precoce della lingua inglese, una conoscenza piena di nomi difficili di animali desueti a quell’età.
Ne nasce una breve dissertazione sul significato di porcupine e hedgehog che coinvolge tutti gli astanti.
Dura poco.
L’elefante padre è comparso nell’arena.
Un saluto fugace, una battuta ironica, siede ed osserva per un po’.
Il piccolo ha finito di poppare.
La mamma lo molla nelle braccia del papà e si allontana con la figlia maggiore per un gioco con la palla.
Passano pochi minuti. Il piccolo è nella sua carrozzina.
Il papà si allontana.
La matriarca gli dà consigli per il pranzo.

Oh, il sole ha quasi del tutto disciolto la foschia mattutina!
È tempo di fare una sosta.

Vi aspetto domani per continuare!
Grazie per essere stati qui ad allenare i muscoli della mente e del cuore!




Published: domenica 30 luglio 2017

sabato 29 luglio 2017

Madri ancora









Eccomi qui, puntuale come promesso!
Ci siete?

Entro subito in argomento.
Infatti insieme a voi mi è cosa gradita riprendere la discussione sulla figura femminile così come appare nella mutata e complessa società moderna.

Comincerò con il dire che io amo la solitudine, forse perchè non mi sento mai sola.
Così quando sono sola mi ipnotizzo a guardare le persone che mi sono intorno, le persone che agiscono e mandano segnali a chi vuole coglierli.
Mi piace studiare le dinamiche relazionali, le parole ed i gesti che intercorrono tra gli individui,  i racconti che fanno di se stessi.

In questo periodo dell’anno sono molto più a contatto con la gente e senza volere mi sono trovata ancora una volta a raccogliere tanto materiale interessante dal vivo.
Mi hanno colpito moltissimo le relazioni formative messe in atto con i bambini, le dinamiche intercorrenti in una grande famiglia in cui convivono più livelli d’età e quelle che governano un nucleo familiare allargato di persone prevalentemente adulte.
Inutile dire che le figure femminili risultano decisamente preponderanti, per il tempo che dedicano a manovrare queste dinamiche, ma anche per la qualità delle stesse.
In tutti questi casi gli uomini delegano in maniera importante, fuggono appena possono, tentano di assecondare le richieste femminili, a volte si stizziscono ma tornano ad “obbedire” subito dopo.

È vero che questi di cui parlo non costituiscono una casistica per l’esiguità dei casi, ma sono questi esempi estrapolati da esperienze più numerose osservate.
È vero pure che esistono uomini prepotenti che arrogantemente vogliono dirigere ogni aspetto della vita familiare, ma anche in questa circostanza sotto sotto i figli recepiscono maggiormente i suggerimenti,  anche non espressi verbalmente, messi in atto dalle madri, dalle nonne, insomma da figure femminili.

Lascio da parte gli aspetti educativi che riguardano i piccolini perché in questo momento mi interessa maggiormente disquisire sui due nuclei familiari in cui ho visto muoversi più persone e più livelli di età.
La cosa che mi ha maggiormente colpito, senza esprimere alcun giudizio di valore, è stata quella di cogliere donne decisamente direttive, anche se ce ne erano anche di quelle che si facevano dirigere.
Ho avuto l'impressione di assistere ad uno spettacolo teatrale.
Mi sembrava di vedere concretamente i fili muoversi obbedienti secondo il disegno del burattinaio.

Mi fermo qui.
Volete aggiungere voi qualcosa?
Le vostre esperienze cosa vi suggeriscono?

Starei ancora a ore sulla panchina insieme a voi!
Forse, però, è meglio attendere qualche vostro commento.
In ogni caso, proseguiamo domani.
Io vi aspetto sempre qui sulla panchina a mettere insieme parole e pensieri speciali.

Grazie di esserci!
Continuate ad allenare i muscoli della mente e del cuore!




Published: sabato 29 luglio 2017

venerdì 28 luglio 2017

Madri








Buongiorno!
Tutti bene?
Il caldo torrido ha bloccato per un po’ la mia voce,  anche se io personalmente mi sono seduta più volte sulla nostra panchina.
Il refrigerio è sempre stato puntuale e molto gradevole.

Di proposito non ho fatto sentire la mia voce per lasciare fluire liberamente la vostra.
In effetti, la presenza di molti di voi è stata costante, ma mi è giunto soltanto un mormorio indistinto e poche voci chiare e determinate.
Ho captato comunque i vostri pensieri inespressi, più spesso li ho immaginati.
Come si sa, l’immaginazione ritempra sovente più della realtà e anche questo non è affatto male.
L'importante è addestrare la capacità di comprendere e di elaborare.

Nel frattempo, la vita de "La Panchina "si è snodata continua e decisa.
Abbiamo superato le ventimila pagine visionate!
Dunque, possiamo dire che un bel gruppetto di persone legate da pensieri e parole si è ritrovato, spero con piacere, in un convivio di riflessioni e di emozioni positive.
Che bello, non vi pare?
Grazie per la vostra rassicurante presenza.

Vivendo questo tempo estivo, mi sono sorte spontanee alcune considerazioni.
Provo a renderne partecipi anche voi.
Infatti, intorno alla nostra panchina, in questi giorni più o meno caldi, si sono intrecciate e si vanno manifestando molte relazioni familiari.
È interessante vedere come queste dinamiche nascano, si evolvano, si intersechino, spesso si complichino.
In un tale contesto, mi intrigano molto le figure delle donne e, ancora di più, quando si mostrano nel ruolo di mamme.
Sono, le madri, quelle che hanno in ogni situazione una valenza molto connotata, direi determinante, in tutto il sistema relazionale all’interno e all’esterno della famiglia.
Gli uomini restano spesso defilati, parzialmente coinvolti, qualche volta del tutto assenti.

È questa moderna una società matriarcale allora? Oppure no?

La domanda è certamente molto complessa e pretenziosa, ma penso che chiarirci le idee può essere un valido aiuto per tutti noi.
Allora, vi va di rifletterci un po’ su nella pace della nostra panchina?
Domani ne riparliamo!

Grazie a tutti per essere stati qui con me!
Tornate ancora ad allenare i muscoli della mente e del cuore!



Published: venerdì 28 luglio 2017

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