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Consigli per la lettura delle pagine
: 8

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Buona lettura



Lucca Insieme - Paternità

 




Non ti pago - Giglio, Lucca

Paternità 

Incuriosita dalla conclusione
cui giunge la commedia di Eduardo De Filippo
"Non ti pago",
che ho avuto occasione di vedere recentemente
al Teatro del Giglio a Lucca,
ho pensato di proporvi un'incursione
sulla relazione padre-figli.

Sarà vero
che alle madri si racconta sempre tutto
e ai padri no?

Prima di partire
con le nostre riflessioni, però,
vi lascio questa poesia
in cui il Carducci
rivela tutto il suo dolore di padre
per la perdita del figlio,
un bisogno di tutt'altro tipo, ma che
comunque aiuta a riflettere
su questa relazione.


Pianto antico

L'albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior,

nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora,
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,

sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

Giosuè Carducci 
da "Rime  nuove" - 1887


Dunque,
chi comincia?



🎈
Siamo onesti, la parola che giustamente predomina è maternità, ma in questi ultimi tempi la parola che sempre più spesso si affaccia è paternità.
Già a partire dai diritti previsti per legge, c’è un sentimento diverso da parte degli uomini che intendono partecipare alla vita familiare, al menàge quotidiano, di conseguenza la confidenza padre-figlio/a, si è notevolmente rafforzata. La confidenza è determinante per instaurare un dialogo, ma certamente il carattere ha un ruolo di primo piano.
L’affetto non c’entra. L’amore di padre non è in discussione. Piuttosto, generalmente, ci sono argomenti per i quali i figli si sentono più in sintonia con l’uno o con l’altro genitore. A meno che sia stata messa in discussione l’affidabilità e la serietà del genitore stesso. In questo caso l’esclusione è ovvia.
Parlando di rappresentazioni teatrali, “Non ti pago” (commedia di Edoardo De Filippo) calza a pennello, nonostante che sia nata in un periodo in cui la società era indubbiamente diversa poiché in alcune zone d’Italia la famiglia era di stile patriarcale. Questo poteva creare soggezione e infatti viene rappresentata la rivalsa del padre che lamenta il fatto che la figlia si é sempre confidata solamente con la madre e lui non tollera la sua esclusione.
Oggi la società è in trasformazione, la cultura cambia la mentalità delle persone. L’istruzione quindi apre la mente anche alle relazioni e così vengono alla luce eventuali interessi comuni. Proprio questi ultimi contribuiscono a creare un clima di complicità che sta alla base dell’esigenza di confidenza e la famiglia diventa luogo di crescita affettiva e morale. Laddove questa condizione non ha modo di esistere si può incorrere in difficoltà e dispiaceri anche gravi. I fatti quotidiani lo dimostrano ampiamente.
Claudia


🎈
Carissimi lettori, oggi entriamo nelle case o, per meglio dire, nelle dinamiche familiari che vanno costruendosi nel tempo e poi si instaurano fra figli e genitori.
Sarà sicuramente esperienza anche di tutti voi (per aver provato personalmente, o per aver osservato altre situazioni familiari) l'aver notato affinità caratteriali che pendono, come su piatti di una bilancia, più da una parte o più dall'altra.
Oggi, prendiamo in esame il rapporto tra un figlio maschio che si confida solo con la madre e... un padre escluso.
Spesso si sviluppa e si consolida un rapporto, che possiamo chiamare "alleanza", col genitore più empatico. A questa situazione, può conseguire il rischio della svalutazione o dell'esclusione della figura paterna.
Ciò può dipendere, per esempio, dal fatto che il figlio non trova nel padre sicurezza e autorità. Oppure, al contrario, che il figlio sente troppa severità, rigidità e durezza.
I casi sono vari e molto sfaccettati e, se da un lato, possono produrre nel figlio una maturazione affettiva non equilibrata, con difficoltà a costruire la propria indipendenza emotiva, dall'altro lato, potrebbero produrre, nel figlio, capacità di stabilire basi più ferme e ben salde (identificandosi col padre) acquisendone le regole, la giusta distanza e l'autonomia di pensiero e, nel contempo, assorbendo dalla madre quel grado salutare di confidenza e di capacità di espressione dei propri sentimenti, che poi donano valore umano alla persona!
Io ricordo di aver vissuto e goduto nella dialettica fra mio padre e mia madre! E, credo, di essere quello che sono, anche grazie a questo.
Tengo a ribadire che molto dipende anche dal figlio... da "come la vive"! Ognuno di noi è diverso e differenti sono le reazioni interiori, anche ad uno stesso fatto o situazione!
Per sintetizzare, riporto un "detto" sentito quando ero piccola (che custodivo e sono andata capendo nei suoi diversi aspetti, nelle varie fasi successive della mia crescita): "Una madre può fare tanti figli... ma sono tutti diversi!"
Da questo, io ho tratto l'insegnamento che avevo la possibilità di costruirmi la vita che piaceva di più a me! Non sentendomi obbligata a fare quello che mi dicevano gli altri o a scimmiottare mia sorella e mio fratello, assai più grandi di me, 
io sentivo che potevo maturare la mia responsabilità (attingendo da tutti), per essere costruttrice della mia vita! Tale speranza mi dava forza e coraggio, pazienza e perseveranza!
Ringrazio tutti voi lettori di aver scorso questo mio breve e sintetico articolo.
Gradirei tantissimo avere un vostro riscontro!
L'argomento è tanto ampio e variegato, e le esperienze e il sentire individuale altrettanto, che non c'è il rischio di ripetersi!
Inoltre, se qualcuno vorrà aggiungere una qualche considerazione su un tema/confronto che mi sta a cuore (e che espongo, qui, di seguito), ne sarò profondamente grata!
Se da una parte, si dice che "Per  educare  un  bambino ci vuole un villaggio(come è stata la mia esperienza personale in quanto sono nata e cresciuta in un piccolo borgo di nove famiglie), dall'altra c'è il modello anglosassone.
A tutti BUONA  LETTURA  e BUONA SCRITTURA!
Felice  di  leggervi  nel  prossimo numero della RIVISTA.
Assuntina


🎈
Io come figlia posso dire che oggi non è un complotto contro i genitori, quando non si riesce a comunicare, ma è un fatto caratteriale. Invece anni fa le figlie dovevano dire tutto ai genitori, però era sempre l'uomo che decideva: il padre-padrone. Era lui a decidere cosa fare, dove fare e a che ora fare. Tutto.
Allora devo dire che nel primo caso lo trovo giusto. Nel secondo invece trovo da ridire. Vi posso raccontare che a me, avendo avuto dei genitori molto anziani, non hanno mai imposto molto, però, se devo dire una cosa, devo ammettere che mi trovavo molto di più con mio padre che era molto scherzoso con me. Mia madre era un po' severa: affettuosa ma più severa.
Questo è il mio ultimo pensiero. Vedo che nella società di oggi c'è un grande scombinamento  sia dei genitori che dei figli.  Non c'è collaborazione coi figli in queste famiglie allargate. Per me,  sì è giusto che i genitori si dividano, ma non è giusto che ci siano tutti questi padri e madri: due padri, due madri, tutti questi fratelli e fratellastri... Certamente bisogna accettarli perché queste sono realtà, ma capisco anche che non sempre le relazioni possano essere semplici.
Alba


🎈
Non è facile parlare di paternità per me che ho vissuto la mia adolescenza e la prima gioventù  tra il 1950 e il 1970. In quegli anni era impensabile un rapporto di confidenza con il proprio padre. L'uomo era il capofamiglia, era colui che lavorava e manteneva la famiglia, dava le regole da seguire, esigeva rispetto ed obbedienza e guai a mettere in discussione le sue direttive.
Mio padre non si discostava molto da questo modello, ma aveva anche la capacità di ascoltare e, in certi casi, di venire incontro a noi figli. Nei miei ricordi non compaiono gesti e frasi affettuose, eppure non ho mai dubitato un solo momento del suo amore per me e per i miei fratelli. Se c'era da lamentarsi per qualche imposizione che ritenevo ingiusta, quella che ascoltava era la mamma ed era sempre lei a mediare con papà  per giungere a compromessi accettabili.
Più difficile era il rapporto tra mio padre e mia sorella, che attraversava la sua adolescenza nei primi anni settanta, nel pieno della rivolta femminile e che difendeva a spada tratta le sue idee e i suoi ideali. Spesso gli scontri degeneravano in vivaci discussioni e talvolta finivano con un "Ora basta! Fila a letto e senza cena!"
Con mio fratello i rapporti erano meno agitati ed anche leggermente meno impositivi, salvo l'ordine tassativo di non partecipare a cortei politici e a scioperi studenteschi. Ma lui era un "maschio", ed a lui in quegli anni era data più libertà che a noi figlie femmine.
Comunque nella mia famiglia, con il passare degli anni ed il raggiungimento della maturità,  un certo dialogo padre-figli non è  mancato, pur fra discussioni e prese di posizione, e ognuno di noi figli ha potuto fare le sue scelte liberamente ed ha potuto  seguire la propria strada.
Molto diverso è  stato il rapporto fra mio padre e la mia sorella più piccola, nata nel 1970. C'era molta confidenza tra loro ed anche nel periodo dell'adolescenza faceva molte domande e si rapportava sempre con lui anche su questioni abbastanza intime.
Certo è che allora, ed anche in tempi più recenti, il ruolo del padre non era sentito come oggi. Ai nostri giorni è normale vedere il papà che cambia il pannolino, che dà la pappa, porta al nido, al parco giochi il proprio bambino. Ho visto mio genero accudire sua figlia con amore ed attenzione, e vedo tuttora una confidenza ed una complicità tra loro che era impensabile solo quarant'anni fa!
Con il passare del tempo, vuoi anche per i cambiamenti sociali e per l'affermarsi del ruolo femminile nel mondo del lavoro, il ruolo del padre ha trovato la propria identità e cammina di pari passo con quello della mamma.
Come sempre nei tempi, ancora le eccezioni esistono.
Mariella


🎈
Oggi parliamo di figli, in particolare del fatto che non sempre riescono a comunicare con il padre, mentre con la madre, ma questo non sempre, riescono più facilmente ad aprirsi. Se effettivamente sia così, cercando di approfondire l'argomento, vengono molti dubbi.  
Nell'odierna società l'opinione che sorge immediata è che i figli non tengano in considerazione i  genitori come loro confidenti. Indubbiamente però bisogna anche riconoscere che i genitori del nuovo secolo sono molto meno capaci di seguire i propri figli e dare loro la certezza della loro protezione oltre che i valori dell'esempio costante di una vita corretta. Da qui la sensazione che in questa società i figli non tengano più, come un tempo, in considerazione padre e madre come loro confidenti, ch3 appaiono come esclusi dalla vita extrafamiliare dei figli. Infatti non sono mai al corrente delle loro frequentazioni, dei problemi che possono avere nei rapporti con gli amici o se hanno problemi con adulti sconosciuti ai genitori. 
Mille sono i problemi che un figlio potrebbe avere senza essere in grado di confessarli a uno o entrambi i genitori, perché tendenzialmente un figlio tende a nascondere ai propri genitori una problematica che potrebbe portare loro delle ansie. Spesso solo uno psicologo riuscirebbe a capire se un ragazzo ha dei problemi che si sente in dovere di negare.
Infatti un figlio tende a nascondere ai genitori una problematica che sa bene potrebbe portare ansie o dissidi in famiglia, oppure teme la loro reazione.
Comunque una lieve confidenza nei confronti della madre sembra che esista, ma non è una cosa comune a tutti i figli. Forse in tempi andati la tendenza era quella, ma oggi penso che un figlio viva la propria vita senza sentire l'esigenza di confidare i propri pensieri a chi gli ha donato la vita. La responsabilità di ciò é sicuramente da attribuire al comportamento dei genitori che attualmente tendono ad allevare i figli assicurando loro la massima libertà.
Lauretta


🎈
In questa piccola città di provincia ogni tanto a teatro vengono rappresentati argomenti molto interessanti, l’ultima “Non ti pago”, scritta da Edoardo de Filippi nel 1940. Tema ancora attuale, il rapporto tra padre e figli. I figli si confidano con il padre e in quale misura?
In generale, per quanto la mia esperienza mi ha fatto vivere, in effetti le prime confidenze sono per la mamma. Poi ci si rivolge al padre a seconda delle necessità. Questo comunque dipende dall’atteggiamento dei genitori nei confronti dei figli.
Vi sono delle situazioni che si preferiscono essere condivise prima o con solo la madre, poi si fa intervenire il padre, quindi con entrambi. Le confidenze con la madre sono più di carattere intimo e familiare, di salute, di affetti. A volte anche finanziari.
Con il padre si affrontano soprattutto problematiche di vita sociale, lavorativa e programmazioni importanti per il futuro. Con il padre facilmente si parla di sport, soprattutto se si è coinvolti in attività disciplinari. Spesso anche la mamma si fa paladina di queste attività, ai nostri tempi sempre di più, essendo più vicina ai figli per motivi di lavoro del padre; non solo, la stessa ha
praticato sport, frequentato palestre e si è cimentata in prove agonistiche.
Sicuramente non tutto procede in questa maniera. Vi sono ambienti, strati sociali in cui una delle due figure è assente o addirittura ambedue, a volte anche a causa di decessi.
Tutto dipende dal rapporto di educazione, convivenza e disponibilità da parte dei genitori presenti.
Maddalena 


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