Il mito di Pagàki
È lì, in quel giardino che l'ho scoperta: una panchina. È lì che puoi trovarla anche tu.
Sì, due tronchi tagliati da tempo invitano a sedere. È solo una panchina naturale, difficile da riconoscere, ma è l'ideale quando si decide di scendere le scale nel buio dentro di noi.
Lei una leggiadra fanciulla che abitava quella proprietà, lui un giovane attore semisconosciuto uscito da uno sceneggiato, entrato per caso in quel giardino, entrambi protagonisti di una magia.
I due si innamorano sulle parole che creano un mondo infinito, si colorano di verità e si aprono all'intima poesia.
Ecco. L'upupa è scesa dal monte... li guarda. Il suo sguardo è sapiente.
Qualcosa accade. I due vibrano all'unisono... sono sempre più evanescenti... si infilano infine ineluttabilmente nei due tronchi odorosi e lì rimangono per sempre a vivere nel segreto delle radici che li collegano, delle radici magiche della sapienza.
Due rametti pieni di foglie rimangono a perpetuare il loro passaggio. Indicano il portale a chi lo sa vedere.
Ecco. In quel giardino è rimasto un luogo di meditazione di cui molti non si accorgono neppure, ma, quando qualcuno lo scopre, il passaggio si apre entra in un mondo di parole pieno di idee ed emozioni che regala l'eternità.


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