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Consigli per la lettura delle pagine
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Buona lettura



Lucca Insieme - Educazione alla povertà

 





Educazione alla povertà


Povertà?
È un bene o un male
nel processo educativo?

In questi giorni
mi sono imbattuta in questa dedica
che mi ha molto colpito.
Introduce
le riflessioni di una donna,
nata negli anni sessanta,
che confronta la società di oggi
con quella vissuta personalmente
da giovane.

Trovo la sua visione
molto interessante.
Mi piacerebbe
conoscere il vostro punto di vista
sull'argomento.

Che ne dite?
Proviamo a rifletterci su?
Chi comincia? 



 📌
Educare alla povertà per trovare la propria dignità?
Sì, concordo pienamente con nonna Rosa sul fatto che la dignità è uno dei doni più grandi che un individuo possa costruirsi.
Non c'è ricchezza materiale che tenga né povertà che possa impedire a una persona di essere se stessa e di crescere moralmente.
La povertà, anzi, diventa in questo caso un valore, perché attraverso la ricerca del "sapere" e del "saper fare" si riesce a sviluppare la capacità di vivere e a costruire il proprio percorso di vita.
Non dimentichiamo, tuttavia, che questo dovrebbe essere il modo di procedere anche nel caso in cui si hanno, grazie al cielo, maggiori disponibilità economiche. Infatti, non esercitare l'apprendimento di nuovi saperi e nuovi saper fare sarebbe un modo per incorrere nel vuoto piùn assoluto, nel nulla cosmico.
Un esempio per tutti: il conoscere mi riporta dritto dritto allo studiare. Bene! C'è del bello e del magico nell'incontrare dei nuovi saperi; applicarsi in campi nuovi di conoscenza è qualcosa di bello in sé, non dovrebbe essere qualcosa di imposto da fare sotto tortura per dedicare il proprio tempo a giochi e divertimenti di bassissimo livello, che nulla lasciano alla propria crescita interiore.
Vanina


📌

Povertà è una parola grossa, difficile, se presa nel vero senso di condizione. Immagino che qui si parli di povertà presa come misura di contrapposizione a una condizione di superficialità che può dare  il vivere nel lusso o perlomenro nel benessere.

Ricordo che mia suocera, che aveva subìto il trauma della miseria causata dalla guerra, mi diceva: - Per crescere bene i figli bisogna dire sempre che soldi non ce ne sono, altrimenti si abituano male.

Io non sono mai stata d’accordo in questo, piuttosto trovo importante far capire da dove i soldi vengono. Dal lavoro, che non sempre è abbastanza remunerativo e si fa quindi strada l’insegnamento alla parsimonia e all’operosità, nel senso del saper fare anche con poco. Io l’ho sempre capito.

Ricordo che mio suocero osservandomi diceva:- Ecco qui. Con poco ci fai un pranzo di sposi. Ciò mi divertiva.

Quindi, riassumendo, per vivere una vita dignitosa e intelligente, secondo me, bisogna pianificare in base alle disponibilità e questo è anche il saper fare. In quanto alla serenità direi che sta nel sapersi adattare.

Dall’infanzia mi è venuta l’avversione allo sciatto, al buttar via facilmente. Mi dà noia anche vederlo fare agli altri. Tutto può tornare utile o può avere un diverso utilizzo. Ci ragiono su e me ne compiaccio, soprattutto al momento del riutilizzo. In questo mi sento ricca.

Claudia


📌
Riconosco mia madre in questa dedica a nonna Rosa. 
Mamma mi ha educata con il motto “impara l’arte e mettila da parte” e questo valeva sia nell’ambito del fare che nell’ambito del sapere. Mi ha insegnato la dignità che c’è nel “tirarsi su le maniche” e dello sporco nelle mani per lavoro, per riuscire a risparmiare per  necessità future. 
E’ riuscita a tenere la nostra famiglia unita e armoniosa anche nel poco. Solo ad una cosa non ha mai saputo rinunciare: al Pandoro B a Natale, solo uno ma doveva essere di quella marca. 
Monica


📌
Nonna Maria Teresa 
Fin da bambina ho avuto la fortuna di incontrare persone di grandi conoscenze e scoprire quanto nella vita sia importante averne.
Tra queste nonna Maria Teresa reduce dalle avversità dell’ultimo conflitto mondiale e molto disponibile di portare a conoscenza tutto quanto aveva dovuto affrontare per sopravvivere e raccontare.
Raccontava di quando ancora giovane aveva dovuto difendersi dagli attacchi degli uomini del generale Montgomery prima e Clark dopo, di passaggio dalla linea che li portava dalla Calabria alla Campania. Attraversavano la grande valle del Diano, dove si trovava lei insieme alla sua famiglia per risalire all’inseguimento dell’esercito tedesco.
Pur avendo disponibilità economiche limitate all’agricoltura, la sua famiglia donava a chi ne avesse necessità i prodotti da loro coltivati, per la sopravvivenza ed anche ai militari di passaggio.
Era una giovane donna anche se già maritata con il compagno in guerra, pronta a difendersi per salvaguardare la propria persona e chi intorno a lei.
Di natura curiosa era aperta alla conoscenza di ciò che accadeva intorno. La sua famiglia è stata la prima in quel paese di origine greca a possedere un apparecchio radio.
Attraverso quello era aggiornata costantemente su tutto ciò che accadeva in quel momento anche in quella vallata.
Poi il destino ha fatto sì, dopo la fine del conflitto, di trasferirsi al nord in Emilia.
Ha dovuto lasciare il resto della sua numerosa famiglia di origine, lasciare i suoi pochi beni e partire per la nuova avventura.
Quando è arrivata nel nuovo luogo di vita ha dovuto affrontare enormi sacrifici di adattamento, soprattutto tante situazioni con la sua grande forza di volontà,
Ha rispolverato le varie conoscenze acquisite in precedenza, in particolare il cucito, un mezzo utile per il suo inserimento. 
Poiché in tale periodo era in atto la ricostruzione dell’Italia bombardata dagli invasori e dai liberatori, è stato necessario unirsi alle forze lavorative del luogo in cui si trovava, avendo esso subito varie distruzioni.
Ad un certo momento ha dato ospitalità ad un rifugiato politico, reduce ma ricercato. Senza tanti tentennamenti lo ha ospitato in un luogo un po' strano, un rifugio per attrezzi adattato per l’uso. In quel momento abitava alla periferia di quella grande città, in mezzo ad un grande frutteto. 
La persona arrivata da lontano si era rivelata di possedere grande conoscenza di vita. La sera, quando la famiglia si riuniva, lei lo ospitava per dargli ciò di cui avesse necessità, oltre naturalmente non rivelare intorno della sua presenza. Lui in cambio raccontava dei luoghi che aveva visitato, della storia di paesi lontani, delle loro usanze, del loro modo di vivere.
A volte prendeva un suo strumento musicale a bocca e suonava note dolcissime, forse imparate nel suo peregrinare. 
La sua famiglia era composta da lei, dal padre e tre figli, quindi in questi momenti anche se il pubblico era ridotto i momenti si rendevano memorabili.
La Teresa poi con l’andare dei tempi ha dovuto affrontare altre vicissitudini, ha dovuto insieme alla famigliola lasciare il podere con frutteto e trasferirsi quasi al centro della periferia di quella città avendo potuto comperarsi una piccola proprietà abitativa e lavorativa. Le era costato la vendita di quanto aveva lasciato al suo paese di origine, il rimboccarsi le maniche e fare lavori inerenti le sue capacità ed oltre. II nuovo impegno del marito come coltivatore diretto, al di là delle proprie attitudini non dava sufficienti mezzi per il sostentamento della famiglia e la ristrutturazione della nuova proprietà, case e terreni.
Anche in questa nuova locazione era riuscita a farsi accettare dai nuovi vicini, mettendo loro a disposizione le proprie conoscenze e la disponibilità all’aiuto se necessario.
Era sempre pronta ad acquisire  il nuovo e molte volte metterlo in pratica…
Aveva fatto sì che nei loro incontri, a volte serali e anche nell’inverno, si ritrovassero da lei. C’era chi cuciva, c’era chi si occupava di altri lavoretti e poi chi leggeva racconti, a puntate. Si dava così la possibilità di altri incontri.
Era sempre generosa e ad ogni riunione faceva trovare un piccolo ristoro senza grandi pretese.
Poi il vento che soffiava dal nord ha obbligato lei e la sua famiglia a spostarsi di nuovo in cerca di altri posti e nuovi modi vivere. L’importante era sopravvivere, con onestà, decoro e umiltà.
Sì, è utile educare alla povertà.
Maddalena


📌
Comincerò da lontano.
La vecchiaia è un periodo della vita che non tutti riescono ad accettare per quello che é. 
Nel tempo, mi sono resa conto che noi abbiamo avuto un percorso di vita in cui ci sono stati tanti cambiamenti in maniera molto rapida a cui abbiamo dovuto adeguarci, mentre ai nostri nonni questo non é accaduto: loro hanno avuto cambiamenti ma molto lenti e hanno avuto più possibilità di adattarsi.
La vecchiaia di mia nonna Pina io l'ho vissuta  da vicino, perché viveva con la mia famiglia  e ho potuto vedere in lei tanta serenità, umorismo e desiderio di vivere piacevolmente fino alla fine dei suoi giorni.  Però bisogna ammettere che durante il suo lungo percorso è stata una donna in piena salute e nonostante sia rimasta vedova due volte è riuscita a gestire i suoi figli dando loro le migliori dritte e gli esempi per avere una vita serena.  
Forse,  anche se ha vissuto l'esperienza di due guerre, non ne ha risentito o forse era talmente grande la gioia per un mondo tranquillo in pace, che raramente parlava di quei momenti drammatici vissuti. 
A me con il suo esempio ha lasciato la capacità di essere serena, di accettare gli anni che passano con un po' di  filosofia, cercando fino alla fine di conoscere e di imparare.  Nonna Pina era una donna colta, in vecchiaia leggeva tantissimo sia libri che giornali e,  cosa che io gradivo molto, mi accompagnava al cinema e mi faceva così conoscere gli attori più famosi e i più grandi registi.
Oggi, penso che sarebbe impossibile arrivare a ottantasette anni in piena serenità perché il mondo è cambiato, le persone sono molto più ansiose, sempre prese dalla velocità di fare. Questo rende le persone molto angosciate, più legate al benessere ottenuto senza faticare troppo, più egoiste nei confronti del prossimo che spesso viene visto come un avversario.
Dunque penso che si possa educare anche alla povertà,  perché imparare ad accettarsi, leggere, conoscere ed imparare sono cose che non costano e possono esse stesse promuovere un benessere economico.
Lauretta


 📌










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