Filo
un filo di parole da 0 a 100 anni
“La Panchina” editrice
n. 22 - 16.11.2025
Il bivio di Roncato
Per quanto riguarda l’istruzione sono seguiti dalla famiglia stessa o forse anche da precettori; non so con certezza ma so che devono fare un’esame a fine anno per dimostrare di essere in pari con i saperi, proprio come gli altri ragazzi che frequentano la scuola pubblica.
La libertà d’istruzione è sancita per diritto dalla legge ma io non trovo che questo modo di istruirsi sia la stessa cosa per vivere nel mondo odierno.
Vorrei precisare che si tratta fra l’altro di un Articolo Costituzionale del 1948, quindi di quasi ottanta anni fa e sicuramente la società di allora era molto diversa da quella di oggi. Nessun ambiente può dare quello che può dare la scuola pubblica, a pare mio, non per quanto riguarda l’istruzione in sé ma per quanto riguarda il modo i rapportarsi, di misurarsi con gli altri ragazzi e con gli adulti, che non siano quelli di un micro-mondo o di un gruppo chiuso.
Sempre a parer mio, entrando in un contesto pubblico un poco più grandicelli, si entra in una realtà pressappoco sconosciuta, per cui il vero trauma può essere in arrivo. Di conseguenza solo formandosi in un contesto reale si possono acquisire gli strumenti per destreggiarsi al meglio nella nostra società, ormai così complessa, dove sono indispensabili orecchie e occhi ben aperti.
Siamo in democrazia e ognuno giustamente può vivere come vuole nei limiti della legge e io, proprio in nome di questa libertà intendo, in questo caso, esprimere il mio punto di vista.
Nella società moderna si affrontano problemi, argomenti, situazioni in modo diverso da tempo indietro.
Tutto più complicato, anche se apparentemente non sembra, Le conoscenze personali sono diverse, grazie alle innovative informazioni attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, tra cui il digitale e i social.
Ognuno di noi quando era bambino apprendeva la conoscenza della vita dai genitori, in famiglia e dalla scuola tramite gli insegnamenti che incontrava. Molto spesso per approfondimenti ci si appoggiava alle biblioteche o alle enciclopedie. Nel mio caso il riferimento era la biblioteca, come veniva indirizzato dall’insegnante, nei vari settori di scuola .
I miei genitori come tanti altri seguivano l’andamento scolastico con tanta discrezione, in funzione delle proprie conoscenze, messo in atto dagli insegnanti senza intromettersi nella didattica, ritenendo doveroso far loro procedere secondo il programma stabilito Difficilmente intervenivano per contestare il loro operato o giudizio su gli alunni.
Naturalmente era importante tenere conto della vita sociale, delle amicizie e dell’ambiente in cui si viveva.
Poi con l’avvento della tecnologia digitale tutto è cambiato. I nuovi genitori delle generazioni successive alla mia, avendo avuto la possibilità di apprendere il loro sapere diversamente tramite i nuovi mezzi di comunicazione, si sono resi conto di poter considerare l’operato degli insegnanti non idoneo secondo le loro aspettative.
Giusto. Intervenire o no e in quale misura sempre tutto in funzione del buon senso.
Far sì che i propri figli possano sentirsi inseriti nella civiltà sociale di oggi affrontando tutte le varie difficoltà presenti ogni giorno o restare isolati e uscire ogni tanto dal proprio ambiente ed affrontare la società quotidianamente, ecco il dilemma o il bivio.
In questa epoca, si sta sperimentando di tutto, Da chi vive essenzialmente per i social, da chi lascia la vita sociale per isolarsi nella natura a vivere come esseri umili con le sole risorse del mondo che li circonda.
Non vuol dire essere totalmente fuori dal mondo; con le nuove vie di comunicazione ogni essere umano può essere informato su ogni aspetto della vita, procedere nelle conoscenze, prenderne atto e decidere il proprio futuro.
La libertà sacrosanta può consentirlo senza togliere nulla a chi sta intorno. Le esperienze vanno fatte nei limiti del possibile, tenendo sempre presente di non essere unici al mondo per cui facendone parte abbiamo delle responsabilità. In veste di genitori, da insegnanti, da figli e perché no da nonni, avendo assunto un ruolo importantissimo in questi ultimi anni data la maggior presenza nella vita dei nipoti dovuta agli impegni dei loro genitori.
Nel corso dei miei numerosi anni di vita, i cambiamenti della società sono stati epocali e sempre molto sofferti. Un tempo però i cambiamenti erano lenti e si affrontavano con pazienza e con atteggiamenti positivi. Oggi gli avvenimenti si succedono con una rapidità eccessiva, non si fa in tempo a seguirli che già ce ne sono altri nuovi. Se per noi adulti è così, immaginiamoci i nostri ragazzi in quale marasma si trovano a vivere.
Non è facile oggi trovare un equilibrio in questo estenuante divenire di una società che non ha più punti di riferimento solidi e sicuri. Anche la famiglia, che un tempo era il luogo di richiamo per i giovani, un nodo cruciale di informazioni confronti e confronto, oggi ha cambiato il suo ruolo e le dinamiche familiari sono molto influenzate da fattori sociali, economici e culturali.
Chissà dove ci porterà questo evolvere verso modelli familiari più complessi e vari...
Certo se guardo agli anni della mia adolescenza, la maggiore autorità nei confronti dei figli era del padre e guai a ribellarsi o a disubbidire. Velocemente si è passati da modelli restrittivi e rigidi a modelli più tolleranti e permissivi e questo spesso porta a concedere troppa libertà e a giustificare comportamenti che invece dovrebbero essere corretti.
E voi, amici miei, condividete questa mia analisi? Che cosa ne pensate? Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione!
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