L i s a
Era già da una buona mezz’ora che Lisa andava su e giù.
Traballante sulle gambette grassocce, raggiungeva la riva, riempiva il suo secchiellino d’acqua e se ne tornava indietro.
Era più quella che perdeva lungo la strada che l’acqua che riusciva a versare dentro la buca.
Ogni volta si alzava in punta di piedi e cercava di guardare dove andasse a finire, ma in un attimo l’acqua scompariva al suo sguardo curioso.
Allora lei alzava ancora di più la testa e si allungava quanto più poteva per vedere meglio.
Tutto inutile, perché dell’acqua non c’era più traccia.
Solo il colore della sabbia sembrava più scuro sul fondo della buchetta.
Così ripartiva di corsa trotterellando sulle gambine ancora incerte e la storia ricominciava daccapo.
La mamma aveva sorriso per un po’ al suo andare e venire finché non era arrivata la sua vicina d’ombrellone, con l’eterna sigaretta tra le labbra.
Quest’ultima, tra una tirata e l’altra, un colpo di tosse, l’offerta di una caramellina, una risata un po’ su di tono, aveva cominciato a far mille domande, ad alzarsi e a sdraiarsi sul lettino, a spalmarsi di olio solare, a guardarsi intorno in cerca di qualche novità interessante.
Naturalmente, come al solito, non smise un attimo di parlare, coinvolgendo i bagnanti degli ombrelloni di dietro e quelli che transitavano sul bagnasciuga davanti.
Lisa, intanto, per l’ennesima volta, si era fermata a prendere l’acqua sulla riva. Proprio in quel momento, però, qualcosa attrasse la sua attenzione.
Nell’acqua verde e trasparente, vide qualcosa di piccolissimo che si muoveva, disegnando affascinanti ghirigori.
Sembrava, quel qualcosa, il mignolo della sua mano minuscola, solo era argenteo e brillava sotto il sole.
Così posò il suo secchiello colorato, o meglio, lo lasciò semplicemente andare, senza preoccuparsene più.
Tra i diamanti evocati in superficie dai raggi solari che si muovevano impazziti, si accorse che quell’esserino non era affatto solo nell’acqua.
Molti altri mignolini argentei, giravano là intorno.
Sfioravano la sabbia del fondale per riemergere e salire in alto subito dopo.
Quasi quasi le solleticavano i piccoli polpacci, dopo averle accarezzato i piedini, che nel frattempo si erano inoltrati dove l’acqua era più alta.
Il suo pesciolino era sempre lì, le strizzava l'occhioliino sornione, la invitava ad andargli dietro, a seguirlo chissà dove, ma certamente in un posto che doveva essere molto molto interessante, semplicemente delizioso.
Piegata in due ad osservare quell’intrigante spettacolo, quasi cadde a testa in giù tra le ondine, ondine così minuscole da non essere quasi riconoscibili.
Che mare calmo c’era quel giorno!
Un passetto dietro l’altro, Lisa cominciò ad allontanarsi.
Oh, una conchiglia lucida lucida! La bimbetta si chinò a raccoglierla.
Anche l’altra, tutta corrugata e piena di smerli come un pizzo, sembrava davvero promettente.
Cercò di prenderla e, inevitabilmente, perse l’altra.
Poco importava, il pesciolino argenteo guizzava avanti troppo velocemente, non riusciva quasi a stargli dietro.
Si affrettò a proseguire e degnò di uno sguardo fugace il bellissimo legno sbiancato dal mare che sembrava un gattino seduto.
L’aveva quasi raggiunto, quando fu costretta ad alzare il capo vero il cielo, perché un pauroso verso animale aveva riempito l’aria.
Il mostro era un grande uccello, con le ali spiegate, il becco forte e le zampacce palmate.
Urlando come l’orco della fiaba, si tuffò a picco nell’acqua e ne riuscì immediatamente con qualcosa nel becco.
Aiuto!! Come sembrava minaccioso!
Per fortuna si era rialzato in volo ed era scomparso all’orizzonte! Lisa respirò profondamente e cercò di ritrovare il suo pesciolino argenteo.
Le sembrò di scorgerlo un pochino più avanti e così si rimise in cammino, piegata in due, per vedere meglio e non sbagliare strada.
Andò avanti per un bel po’, trotterellando a filo d’acqua senza guardarsi intorno.
Il pesciolino aveva catturato tutta la sua attenzione, ma inevitabilmente qualcosa la distrasse e l’attrasse altrove.
Sulla fine sabbia bagnata aveva scorto qualcosa. Una caramellina?
Sì chinò a raccogliere il bel sassolino rotondo e piatto. Sembrava di cioccolato alla nocciola.
Con il suo ditino cercò di tirarlo fuori dalla sabbia in cui si era incastrato.
Si avvide che era poroso e ruvido al tatto. Che strano cremino era mai quello?
Non fece in tempo a verificare assaggiandolo, che la situazione cambiò così rapidamente da farle girare la testa.
Un’ombra variegata in continuo movimento impediva ora il passaggio dei raggi del sole.
Si era levata una brezza curiosa che le faceva socchiudere gli occhi mentre alzava la testa per curiosare su quelle innumerevoli forme che salivano e piroettavano verso l’alto.
Mille colori trasparenti la riempirono di bellezza, mentre un mare di azzurro, un mare alla rovescia, dilagava in ogni dove.
Lisa non sapeva dare un nome a tutto quello.
In realtà era la prima volta che vedeva una comunità di aquiloni destreggiarsi nel vento per non annodarsi e soccombere alla forza di gravità.
L’uomo che stringeva nella mano il mazzo di aquiloni, sebbene carico di troppa mercanzia, procedeva velocemente sulla sabbia, verso una meta nota solo a lui.
La bimba non ci pensò neppure un momento.
Barcollando e inciampando, uscì fuori dell’acqua e si affrettò a seguirlo, sgambettando decisa dietro di lui.
Non riusciva a scorgere più niente intorno a lei, perché seguire gli aquiloni era molto più difficile che seguire il pesciolino argenteo.
Macchie colorate, forse gli ombrelloni, le scorrevano indistinte sulla sua destra, mentre tutta intenta cercava di schivare qualche ostacolo che si frapponeva via via, come un vecchio pattino o rari bagnanti stesi al sole in riva al mare.
Cominciava ad essere piuttosto stanca. Aveva sete e sudava abbondantemente.
I piedini le facevano male perché le schegge di conchiglie, i sassolini e quant’altro, glieli avevano feriti in più punti.
Tuttavia i colori trasparenti degli aquiloni nel sole erano uno spettacolo a cui non poter rinunciare.
Ora si sentiva anche gli occhi appesantiti e irritati.
L’uomo, che andava sempre più veloce, raggiunse una barchetta di legno e si lasciò cadere a sedere sulla sua sponda.
In un attimo gli aquiloni cominciarono a radunarsi tra loro, a scendere sempre più in basso, ad emettere sussulti convulsi, fintanto che ogni colore, ogni viva trasparenza, scomparve e tutti insieme morirono ingloriosamente tra le mani del proprietario che più non sorrideva.
Lisa si sentì morire anche lei.
Si fermò come fosse indecisa, poi stramazzò a terra in preda ad un pianto disperato.
Si guardò intorno spaventata. Non vedeva più la mamma… No, non c’era proprio. L’ombrellone a strisce bianche e blu era scomparso, niente buchetta, niente secchiello, niente di niente!
In preda al panico riprese a piangere ancora più forte. La mamma… voleva subito la sua mamma… aiutooo!
Prima che qualcuno si accorgesse di lei e della sua disperazione passarono alcuni minuti.
I bagnanti erano pochissimi a quell’ora e non erano molto vicini.
L’uomo degli aquiloni, nel frattempo, era ripartito per la sua destinazione e l’esperienza di terribile solitudine che la bimba si trovò a sperimentare fu davvero profonda, profondissima.
L’avrebbe continuata a sognare ricorrentemente come un incubo, anche da grande, quando gradualmente la cosa si sarebbe attenuata.
Intanto, dopo una tirata furiosa, un colpo di tosse, l’offerta di una caramellina, una risata un po’ su di tono, mille domande, essersi alzata e sdraiata sul lettino infinite volte, essersi spalmata di olio solare, aver attaccato bottone con chiunque fosse capitato a tiro, la vicina di ombrellone si era chetata.
La mamma di Lisa sembrò svegliarsi da quel torpore che l’aveva assalita e si girò intorno.
Era un po’ che la bimba non caracollava più avanti e indietro.
Forse si era seduta a giocare con l’acqua nella buchetta.
Fu subito colpita dal secchiello che galleggiava sull’acqua avanti e indietro, beato e solitario, tra le ondine del bagnasciuga.
Una sensazione di terrore la colpì immediatamente come un pugno allo stomaco, mentre si avvide, con terrore, che di Lisa lì intorno non c’era più traccia!
E adesso? Dov’era la sua piccola? Cominciò a correre da una parte all’altra della spiaggia senza risultato.
La bagnina non l’aveva veduta, il signore dell’ombrellone numero uno l’aveva a vista tanto tempo prima giocare piegata sull’acqua, mentre parlava a qualche misteriosa creatura marina.
Un antipatico raschiare dell’altoparlante, in quel momento, ruppe la quiete uggiosa del pomeriggio estivo.
“Attenzione, prego! Una bambina, di circa due anni, attende la mamma presso i bagni Arcobaleno. Ha gli occhi azzurri e capelli chiari. Indossa un costumino rosa, con un fiorellino bianco nella parte posteriore. Si prega di contattare il nostro ufficio immediatamente. La bambina è molto spaventata.”.
La mamma di Lisa tirò un sospirò di sollievo e si affrettò a raggiungere immediatamente il telefono prima e i bagni Arcobaleno poi.
La sua vicina imperterrita si spalmava nuovamente l’olio solare sul corpo, mentre succhiava un’ennesima caramellina alla menta.
🎼🎻 Come si sarà sentita Lisa quando per qualche minuto si è ritrovata da sola?
🎼🎻 Cosa avrà provato la mamma non vedendo più la sua bambina?
🎼🎻 Quali implicazioni educative vi sembrano interessanti e da sottolineare?


Chi di noi non si è perso dietro a un mezzo di aquiloni colorati.l'importante è accorgersi che non stiamo usando la testa e cambiare atteggiamento.
RispondiEliminaGrande verità! Grazie per aver evidenziato questa interessante metafora. ❤
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