Un gioco da elefante
Incontro del 3.11.2025
Allora,
vi va di giocare
con me?
Queste immagini
da colorare,
sono ispirate alla cultura indiana
e sono perfette per rilassarsi.
Io, invece,
vi propongo di utilizzarne
una per creare
insieme.
Quale scegliete?
L'elefantino?
Siete tutte d'accordo?
Benissimo, allora
cominciamo.
🐘
Quale colore
sceglieste per colorarlo?
Silvana:
Io il verde, perché è il colore della realtà.
Assuntina:
Io invece il rosa,
perché mi rimanda all'immagine dell'elefantino,
che salta im maniera bizzarra
perché ancora non conosce il mondo e
fa cose che sembrano strane per chi
non è più giovane.
Mariella:
Il giallo, che richiama la luminosità e
il sole delle zone in cui
l'elefantino vive.
Maddalena:
Io scelgo il nero,
che sottolinea qualsiasi cosa
anche nella vita.
Io come pittrice non lo uso,
ma il nero è un colore che serve
a rafforzare tutti gli altri.
Antonietta:
Io il rosa, perché in inverno
un po' di rosa
ci sta tanto bene.
Lauretta:
A me piace
l'azzurro,
tonalità che fa allegria.
L'azzurro attiene al cielo
e mi piace.
Claudia:
Io scelgo il rosso, che è un colore
di contrasto al grigio della vita che
genera l'azione e
la voglia di fare.
Vanina:
Io prediligo il verde,
colore che rilassa e mi riporta alla natura,
che mi dà ispirazione.
.
Ecco il risultato.
Carino, vero?
🐘
Procediamo?
Sì, dai!
Vi propongo
di scrivere qualcosa su di lui
in libertà:
un commento o un ricordo,
una poesia o una fiaba,
una curiosità o
....
Chi comincia?
🐘
C'era una volta un elefantino davvero piccolissimo, così piccolo, che poteva stare entro il palmo di una mano. Queste sue insolite dimensioni costituivano per lui un vero problema. Non riusciva a spiegarsi perché nella savana non abitassero esserini simili a lui, anzi tutt’altro!
Nascosto dietro il tronco di un’acacia, ben mimetizzato e tremante di paura, aveva visto passare molti animali: alcuni brucavano l’erba alta o mangiavano le tenere foglie sulla chioma di alberi sparsi, altri passavano al galoppo in branchi numerosi, altri ancora si bagnavamo nelle acque limpide del fiume, ma quasi tutti erano grandi, grandissimi, diciamo enormi, ed emettevano suoni e rumori da far accapponare la sua pelle grinzosa!
A dir la verità, il giorno precedente, aveva visto passare anche degli animali in tutto e per tutto uguali a lui: pelle rugosa, piccola coda, lunghissimo e grasso naso che toccava per terra e due orecchie così grandi che sventolavano come bandiere. Gli erano stati subito simpatici e aveva sperato di potersi unire a loro.
Così quella mattina si era avvicinato un po’, poi un altro po’, infine si era messo al galoppo con le sue piccole tozze zampe.
Nessuno mostrò di averlo notato e lui si sentiva del tutto inadeguato, quando, avvicinatosi al più piccolino, si accorse di arrivargli a malapena allo zoccolo.
Un grosso lacrimone, quasi più grande di lui, gli sgorgò dagli occhietti piccini e rotolò tra le zampe del giovane elefante che gli era sembrato così bello, quasi una divinità.
Quest’ultimo si fermò di botto ad osservare quel diamante che luccicava sul terreno, poi lo afferrò delicatamente con la sua maldestra proboscide e se lo portò davanti agli occhi…
Fu come aver aperto il vaso di Pandora! Sullo schermo del lacrimone luccicante vide un piccolo esserino che stava per essere calpestato, sbalzato lontano… forse ucciso!
Si guardò allora intorno, in alto, in basso e… lo vide! Oh, che minuscolo elefantino! Non era possibile! forse sognava?
Allungò non senza qualche difficoltà l’incerta proboscide e raccolse con delicatezza quell’animaletto, tutto triste e impaurito, che si afferrò al lungo naso malfermo, mentre il suo cuoricino batteva all’impazzata.
L’elefantino, stretto delicatamente nell’abbraccio di quella proboscidina tenera tenera, si sentì rassicurato.
Quando si trovò all’altezza dei piccoli occhi del proprietario, abbozzò un piccolo sorriso e sgambettò festosamente con le piccole zampette...
Vanina
(continua in "Una fiaba per sognare - Alice tutte le storie - Alice e l'elefantino)
🐘
Non mi viene naturale ricordare facilmente cose vissute molto ma molto tempo fa. Sono sepolte dal fare e fare quotidiano. Vivo il presente con un’occhio al passato recente. Mai mi sorprendo a scavare in un tempo tanto lontano se non quando sono seduta su La Panchina perché qui mi arriva sempre una parola magica.
Questa mattina mi sono vista passare davanti agli occhi il disegno un’ elefante e la mia mente ha volato oltrepassando il mezzo secolo. Mamma mia....!! Ridiamoci su ma...
Mi sono rivista, anche se un pò a fatica, seduta su una panca ad aspettare che lo spettacolo avesse inizio.
Sono al circo equestre, seduta un pò in alto, non so se perché nelle prime file il biglietto avesse un prezzo più alto o se perché mi piacesse salire più in alto possibile come quando salivo sull’albero di fico nell’orto di casa mia. Oppure se avessi avuto paura di sedermi nelle prime file, troppo a contatto con il palcoscenico. Chissà se uno degli elefanti mi avrebbe almeno sfiorato con la sua lunga proboscide?
Con gli occhi di una bimba di sei o sette anni erano più grandi che mai. Erano enormi ma veramente simpatici. Tutto lo spettacolo era bellissimo e divertente con i pagliacci e le scimmiette, avevo il fiato sospeso durante i numeri dei trapezisti che volteggiavano in alto sulle corde, ma quello che io trovavo particolarmente interessante era l’esibizione degli elefanti.
Enormi, pesanti ma delicati, anche eleganti al momento di chinarsi fino quasi a sdraiarsi per far salire sul loro groppone l’artista che generalmente era una giovane donna, tutta lustrini, con in mano una palla a spicchi colorati. Poi l’elefante si rialzava lentamente e allora cominciava il vero divertimento.
Riusciva a far volteggiare in aria la palla con la sola proboscide, senza farla mai cadere a terra, senza schiacciarla con le sue grandi zampe. La palla girava su se stessa così svelta, tanto da sembrare di un solo colore.
Molta più cura metteva nel cogliere da terra e alzare con la proboscide la bella artista che sorrideva tranquillamente a noi del pubblico dagli occhi sgranati e la bocca aperta.
Io credo che almeno gli animali di quel circo non fossero mai stati maltrattati altrimenti non avrebbero lavorato così bene.
Claudia
🐘
Nel parco di Serengeti, l'elefantino si era avvicinato al bimbo cicciotto tutto contento.
Lo ha toccato con la proboscide sulla spalla, indicando il sacchetto di dolciumi che il ragazzino aveva in mano.
I turisti erano incantati dalla simpatia del cucciolo d'elefante. Ma il cucciolo d'uomo non si è fatto incantare, anzi ha messo il sacchetto dietro la schiena, facendogli: 'buuuu, col cavolo che te ne do uno'.
Passati vent'anni, il bimbo cicciotto, smagrito e autorevole, è tornato in quel parco per un servizio fotografico.
Alla pozza sorgiva dove gli elefanti andavano ad abbeverarsi scatta a ripetizione foto bellissime. Pensa proprio di vincere un premio.
Improvvisamente l'elefante più maestoso si è staccato per avvicinarsi a lui.
ll fotografo ha ripreso la maestosità delle movenze del pachiderma sempre più vicino fino a coprirgli la visuale, quando un soffione rumoroso come una cascata si è abbattuta su di lui inondandolo d'acqua.
I due si sono guardati intensamente, nell'occhio dell'elefante l'uomo ha riconosciuto il cucciolo del dispetto.
Ben gli sta.
Antonietta
🐘
Sto guardando il disegno di un elefante e mi viene in mente una novella che leggevo spesso ai miei figli la sera prima che si addormentassero.
Fra gli elefanti c'era uno piccolino che noi abbiamo chiamato Dumbo.
Essendo il più piccolo era coccolato da tutti sia dai grandi elefanti che dagli adulti che andavano allo zoo per vedere gli animali e il piccolo era il preferito da tutti.
Silvana
🐘
Spesso accade di cercare nella scatola dei ricordi dove riponiamo ogni sorta di cose; oggetti, giocattoli, scritti, foto ed altro.
In un momento di ispirazione creativa questo può risultare molto utile, ogni colore e ogni forma può essere d’aiuto.
In una giornata grigia l’istinto mi ha guidata a cercare dentro questa fantastica scatola. Subito mi è venuta in primo piano una foto nella quale si vedeva ancora perfettamente, nonostante ripresa tempo indietro, un elefantino. Questa foto era stata scattata in Tanzania da una delle mie figlie. Era andata volontaria nel campo masai di Mkuru alle falde del Kilimangiaro per aiutarli in veste di biologa ricercatrice ad affrontare vari problemi di sopravvivenza, in particolare nella ricerca dell’acqua e nella conservazione dei cibi.
In questa foto emergevano vari colori oltre il verde del luogo, il grigio dell’elefantino appena uscito dal giallo seppia della terra, rosa, arancione dei vari fiori ed uccelli e azzurro intenso del cielo.
Collegando la foto a mia figlia è venuto alla mente un ricordo piacevole di quando ancora bambina la portavo al circo di questa piccola città in cui vivo. Caricavo la piccola utilitaria, una 500 Fiat, di piccoli compagni d’asilo, una mamma e via a vedere le novità dell’anno.
Arrivati sul luogo ci riunivamo al resto della classe e dentro a goderci lo spettacolo. Nell’attesa delle esibizioni naturalmente si snocciolavano le arachidi o noccioline americane e merendine.
Tutti in attesa del momento speciale annunciato in precedenza della comparsa degli elefanti con una loro novità. Nel frattempo si erano già visti come animali grossi, tigri e leoni nei loro recinti protetti, cavalli zebre.
Finalmente arrivato il momento tanto atteso rullo di tamburi ed ecco che appare una famiglia di elefanti indiani: maschio, femmina e il piccolo nato da poco. I bambini ammutoliscono dalla sorpresa e restano immobili in attesa di cosa avverrà. Naturalmente noi genitori ed insegnanti non li perdiamo di vista.
Da subito gli elefantini dopo la nascita acquisiscono agilità e peso, per cui sono in grado di seguire il branco.
In questo caso, il centro del circo davanti ai genitori mastodontici anche se meno di quelli africani.
Quell'elefantino aveva attratto subito l’attenzione dei bambini dal modo come si muoveva e da come era abbigliato. Una bella fascia arancione al collo, fiocchi rosa intorno alle orecchie, fasce verdi alle zampe e sul dorso un bel tappetino giallo. Si muoveva già con tanta grazia avvicinandosi ai bordi del recinto.
Tutti i bambini erano stati col fiato sospeso nel vedere quello spettacolo insolito per la loro età.
Man mano che l’elefantino si avvicinava loro cominciavano a rilassarsi capendo dell’innocuità di quell’essere volenteroso di esprimere la propria gioia nel trovarsi con altrettanti esseri pur di diversa natura attenti e contenti d’averlo incontrato.
Maddalena

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