Saline
Appena ho fissato la tastiera, ho chiuso per un microsecondo gli occhi... e sono scesa rapidamente fin quaggiù con una facilità che mi ha davvero sorpreso.
Sono in Puglia, nella salina di Santa Margherita di Savoia.
Che spettacolo! Non ho più parole.
Eccomi, muta, davanti a un paesaggio surreale, che forse mi è stato richiamato alla mente dai bagliori dell'oro dei confetti del mio anniversario di nozze che ho appena gustato.
Dai cristalli di sale, a perdita d'occhio, si sprigionano in lontananza bagliori di luce e d'oro.
Le vasche degradanti verso l'infinito sembrano parlarsi tra loro sul filo di umidità che evapora, un deserto di lucido cristallo che si perde laggiù verso Sud.
Sui bordi si muovono tenui colori che giocano con i raggi del sole... un'aurora boreale? Di più... di più. Il quadro qui è pieno di poesia e ammicca ai fenicotteri che immobili, ieratici, si beano dei suoni subliminali che ammaliano chiunque si ritrovi a vivere questo paesaggio incantato.
Mi perdo nei suoi occhi cerulei, negli occhi di chi è assuefatto a tale spettacolo, ma ne è ancora una volta colpito.
La mamma di Luca è piccolina, magra e sorridente. Ci ha accompagnato fin qui con un manipolo di bambini, i suoi e i miei, più qualche amichetto sempre proveniente dalla mia classe dell'anno passato.
A bassa voce ci fornisce informazioni su questo luogo fiabesco.
Per lei questo è un luogo abituale. Il marito, un agronomo, si è spostato da Como, per dirigere un importante latifondo non lontano da qui.
Un fanicottero si muove lentamente in lontananza.
Respiro a pieni polmoni il profumo di quei colori che sanno di infinito, vivi come sono nella solitudine del tempo. Ha del subliminare ciò che colgo nel silenzio di un attimo, il realizzare che quel mondo creato sì dall'uomo, si stempera ineluttabilmente senza ulteriori interventi.
È incredibile come i bambini siano ammutoliti e appaiano trasognati.
Il fenicottero si alza in volo radente e raggiunge l'ultima vasca che brilla laggiù in lontananza.


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