Giornata contro la violenza sulle donne
Stupitevi pure ma a questo punto della mia esistenza, vi confesso che ho attraversato più di un secolo e me ne compiaccio.
Io avevo un altelier a Parigi e diverse lavoranti, laboriose ma anche molto pettegole. La società era piuttosto libertina nelle grandi città e loro, lavorando tutto il giorno gomito a gomito e sognando su tutti quei pizzi e merletti che non potevano permettersi, si liberavano da sentimenti invidiosi spettegolando sui comportamenti spesso infedeli o da fallimenti per perdite al gioco e tresche varie. Io come datrice di lavoro non mi immischiavo ma certamente comprendevo. Era pura verità.
Piano piano siamo arrivati ad oggi e, al contrario delle donne, il sesso maschile dal punto di vista umano si è involuto, mi pare che abbia regredito ben oltre il medioevo. Non considerando la donna come essere umano va da sé che la veda come oggetto da possedere, una sua proprietà che possa anche essere comandata e schiavizzata. Questo vale in generale per fortuna, ma di situazioni scabrose se ne sentono ogni giorno.
Pensate che mi è capitato di udire di un tale che raccontava fatti della sua famiglia e parlando della moglie diceva: - Me la sono presa poco capace di cucinare ma alla fine è stata capace di farmi dei figli robusti e in salute. –
Un orribile modo di esprimersi anche solo come battuta.
In quanto alla mia immortalità, credo che possa aver contribuito la passione per il mio lavoro che mi è entrato nell’anima e, per chi ci crede, l’anima è immortale.
Mi chiamo Alda e c'è qualcosa nella mia mente che mi attrae verso l'interno. Eppure la mia memoria recente non mi riporta ricordi tali da farmi pensare di avere avuto esperienze dirette di questo ospedale. Eh sì, perché sono ferma davanti all'ospedale psichiatrico di Maggiano. Oggi non ci sono più "matti" rinchiusi qui dentro; un tempo ne vedevamo alcuni in giro per il paese, mentre i più gravi erano rinchiusi negli stanzoni freddi e anonimi, sottoposti a sistemi di cure estreme, con il risuonare di urla e grida che oltrepassavano i corridoi ed arrivavano fino all'esterno. Ecco, entro... qualcosa affiora alla mente.
È come se anch'io, in un passato lontano avessi trascorso del tempo in un luogo simile e riaffiorano angosce, paure, ribellioni, voglia di fuggire da un mondo ostile. Ecco sì, affiorano ricordi che mi fanno pensare di aver vissuto un'altra vita. Che abbia davvero avuto problemi di salute mentali in una vita antecedente? Può essere perché tornano alla mente storie di crisi profonde, di litigi furiosi, di un lungo soggiorno proprio in un manicomio. Sì, ecco, ricordo che ad un certo punto, dopo una crisi durissima, mio marito mi fece rinchiudere in questo luogo triste, lugubre, pieno di altre donne che gridavano, che si strappavano i capelli che si azzuffavano fra loro. Ricordo anche la camicia di forza, che medici e infermieri mi infilavano e le sbarre dei letti alle quali venivo legata nei momenti più bui. Che fossi Alda Merini, la poetessa pazza?
Forse è vero, sto vivendo un'altra vita ora, non molto lontana dalla precedente, ma completamente diversa. Non ho un marito che possa farmi del male e che non mi rispetti. O meglio, la mia condizione di donna libera mi ha permesso di ribellarmi ai soprusi, alle violenze fisiche e psicologiche che per un certo periodo hanno pervaso questa mia vita attuale. Oggi sono una donna sola sentimentalmente, accompagnata dall'affetto di figli e nipoti, libera di esprimermi, di agire, di condividere le mie opinioni, qualunque esse siano. Non c'è nessuno, tanto meno un marito, che possa decidere per me senza il mio consenso.
Mi accomuna alla mia vita precedente il bisogno di affidare alla scrittura i miei disagi, i dolori, le difficoltà, ma ache le gioie e i ricordi felici.
Per più secoli le donne sono state violate, bruciate, chiuse, non perché fossero deboli, ma perché il potere temeva la loro forza.
Sistematicamente ogniqualvolta mi reco a Salerno, città in cui ho ancora le mie radici, dal mio rifugio nella sua periferia mi reco nel centro per cercare e scoprire angoli nascosti della storia che non conosco, a causa della poca permanenza di residenza, avendo vissuto quasi totalmente la mia vita al nord e centro nord d’Italia.
Immancabilmente i passi mi portano nel centro storico, là dove è stato ubicato il museo della Scuola Medica Salernitana. Qui si custodiscono reperti e scritti dal 1100.
Eccomi là, Trotula de Ruggero di nobilissima famiglia longobarda, vagare nel castello d’Areki in cima alla collina a 300 m. sul livello del mare. Ero appena stata sui pendii della stessa a cercare erbe officinalis e spezie, per preparare rimedi naturali per varie patologie femminili e maschili dell’apparato genitale... Soprattutto quelle riguardanti le donne in gravidanza, per alleviarne i dolori durante la gravidanza e il parto, anche utilizzando la forza e la manualità delle mani.
Spesso mi dirigevo verso le rive del mare per avvistare l’arrivo dei saraceni; anche se predoni portavano e comunicavano a noi le loro conoscenze.
Ero invidiata poiché risultavo la prima donna medico in Europa. Avevo appreso le nozioni dai miei antenati persiani da parte di mamma per i rimedi naturali. Là sono attualmente conservati antichi scritti di questa scuola, ne ho avuto comunicazione alcuni anni indietro da un esponente di quella medicina a Firenze in piazza S. Lorenzo, dove ci sono i mercanti ambulanti provenienti da tutte le parti. Questo perché nella conversazione con uno di loro avevo comunicato la mia provenienza d’origine, Salerno no Firenze, dove in quel periodo abitavo.
Ecco che mi rivedo nel tempo dell’inquisizione, con in mano un amuleto costruito da me a base di rametti intrecciati entro cui nascondevo filamenti di vario genere, imbevuti di un liquido che a seconda dell’uso poteva risultare letale.
In quel tempo le donne simili venivano imprigionate, processate e bruciate pubblicamente. I potenti le temevano per le loro conoscenze tramandate dagli avi per la risoluzione fisica e spirituale. Tanti di loro si appoggiavano a queste conoscenze per risolvere problemi anche di governo.
Fortunatamente non avevo capelli rossi come la maggior parte di quelle donne che venivano ritenute streghe, quindi le nemiche da sterminare.
Avevo tratti somatici tra normanni e persiani, di bella alta corporatura, occhi neri, naso pronunciato e capelli ondulati al vento di color castano scuro, dorato sotto i raggi del sole.
Ormai erano risapute le mie origini e quanto importante fosse appoggiarsi alle mie sapienze antiche per cui venivo rispettata.
Siamo nel XX secolo ed ecco che mi ritrovo per puro caso ad essere introdotta nel campo della medicina naturale, rimedi e tecniche di terapie naturali per vari problemi fisici e psicologici.
Non è così semplice, è ritornata la caccia alle streghe, moderne ma sempre così vengono ritenute le donne che si sono portate dietro conoscenze tramandate dai loro antenati e riemerse forse per via del karma o proprio perché, sempre sopite entro di loro, aspettavano l’epoca giusta per riemergere.
Ora nel XXI secolo sono accettate con più facilità, tutte sapienze non più riservate alle sole donne; anche per il genere maschile vengono ritenute non solo alternative. Esiste la libertà di scelta, sempre tenendo conto dell’evoluzione delle malattie e dei ritrovati moderni; è necessario usare tanta saggezza.
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