Fin dall’inizio mi attivai ad organizzare un progetto Comenius, insieme alla collega che con me era preposta all’insegnamento della L2 nel nostro Circolo Didattico.
Fu complicato attivare dei contatti con il Galles, anche se a più riprese ci riuscii.
Gli interessati sembravano inizialmente molto entusiasti di avviare un serio scambio, ma una volta individuate le classi da far corrispondere, dopo uno o due invii epistolari la cosa tendeva a cadere in un vuoto silenzio, finché dal Galles non ci veniva richiesta una nuova collaborazione.
Andammo avanti così per anni, finché mi accorsi che tutto partiva e finiva sempre con una stessa persona, che penso coordinasse queste richieste per tutte le scuole del Galles, senza volere o potere portare a termine quanto iniziato.
Dico questo perché furono sempre classi mie quelle che avviarono gli scambi con letterine, materiale conoscitivo della cultura locale e molto altro, e posso quindi testimoniare che, dopo un invio iniziale da parte dei nostri corrispondenti gallesi, tutto si fermava senza sapere perché. Questo con grande dispiacere da parte mia e, soprattutto, dei miei ragazzi.
Ai miei alunni fu comunque molto utile realizzare lavori finalizzati allo scambio, perché li apriva verso realtà lontane e forniva loro un motivo reale e concreto per avvicinarsi alla lingua straniera. Scoprirono luoghi, leggende, nursery rhymes...
Ancora mi torna in mente l’enorme drago della bandiera gallese che per molti anni campeggiò su un’intera grande vetrata della nostra scuola. Era stato realizzato con gioia da bambini motivati, sotto la mia guida, e comunicava al territorio un messaggio culturale preciso: l’apertura verso altre culture e la voglia di allargare gli orizzonti di tutta la cittadinanza.
A più riprese, infatti, anche l’Amministrazione Comunale aveva avviato dei contatti con quella regione della Gran Bretagna, contatti che sembravano inizialmente interessanti. Vi furono scambi di visite in entrambe le realtà, ma anche su questo versante la cosa dopo alterni entusiasmi finì definitivamente.
Ci fu anche un anno in cui ospitai a casa mia una giovane professoressa d’inglese, proveniente dall'Inghilterra, che accompagnava un gruppo proveniente dalla Danimarca in occasione di un gemellaggio con la nostra Scuola Media.
L'esperienza fu comunque interessante, anche se cominciò e finì anch'essa in breve tempo.
Come era avvenuto questo mio coinvolgimento con la scuola media?
Da tempo la mia scuola elementare, dopo essere uscita dal Circolo Didattico che comprendeva le scuole elementari di un'area piuttosto vasta, era stata accorpata con quelle di un paese confinante con il nostro territorio.
Tuttavia, anche questa organizzazione non era durata molti anni, perché nella realtà mutevole propria di quel momento storico, ad un certo punto, tutte le scuole del paese furono riunite in un unico Istituto Comprensivo, in cui confluirono scuole dell’infanzia, scuole elementari e medie.
Ed ecco spiegato l'arcano.
Per tutti quegli anni, io avevo continuato a seguire e a promuovere la possibilità di creare un qualsivoglia gemellaggio che coinvolgesse tutti gli alunni del nostro istituto. Per questo mi trovai coinvolta anche in questo scambio culturale con la Danimarca.
L’esperienza fu molto gradevole e mi servì certamente a rinfrescare il mio inglese.
Ne approfittai anche per condurre la collega inglese, quindi di madre lingua, nelle mie classi, in occasione di una visita conoscitiva da me organizzata nella Scuola Primaria.
Il mio obiettivo, in quel momento, era far vivere un’esperienza vera ai miei alunni che si trovarono, così, ad utilizzare le loro conoscenze in una situazione linguistica di scambio reale e, quindi, comunicativa.
Ritengo che vada sottolineato come queste piccole grandi esperienze siano state importantissime ed abbiano sempre fatto parte, per scelta, del mio approccio pedagogico-didattico.
Sono convinta ancora oggi che tali esperienze sembrino solo piccole cose, ma che, a ben vedere, evidenzino con chiarezza come un’apertura mentale a trecentosessanta gradi ed una capacità di collegare ed organizzare da parte dell’insegnante, siano una grande opportunità in campo educativo per gli alunni interessati.
In questa parte dedicata agli scambi culturali, mi fa piacere ricordare anche i tentativi da me intrapresi nei confronti di scuole italiane, la prima con una scuola di nei Castelli Romani, la seconda con una non lontana dal capoluogo marchigiano, dove passo le mie estati.
Mi sono convinta che la gente dice di essere aperta al nuovo, di voler conoscere altre realtà e comunicare, ma in realtà non sa vedere tutte queste cose in un unico progetto educativo, interconnesso ed integrato, che permetta di poter seguire esperienze motivanti senza farne un lavoro a parte e, quindi, aggiuntivo, al carico di lavoro canonico.
Credo sia questa la ragione per cui anche questi tentativi siano falliti miseramente e, certamente, non per colpa mia.
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