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Consigli per la lettura delle pagine
: 8

Il blog parte con i post periodici con cui
lanciamo spunti e ci teniamo in contatto.

Sotto seguono una serie di pagine
(link) divise per argomento.

Clicca sulla pagina desiderata.

L'elenco è lungo, la voglia di scrivere è tanta,
lasciatevi coinvolgere per allenare i muscoli
della mente e del cuore

Buona lettura



Lucca Insieme - Salute mentale e manicomi

 



"La sala delle agitate" del manicomio di San Bonifacio a Firenze
1865 - Telemaco Signorini


In questo periodo,
la trasmissione
in RAI della serie TV "Le libere donne",
ispirata al libro di Mario Tobino,
ci coinvolge nel mondo
della pazzia e dei manicomi.

Che ne dite?
Ne parliamo?



📌

Quella mattina,
nel nuovo condominio abitato da poco,
stava per andare in scena qualcosa
che in quel momento nessuno
si sarebbe davvero mai aspettato.
Sulle scale, al terzo piano,
si era radunato un bel gruppetto di persone preoccupate,
che si tenevano però a distanza,
incerte sul da farsi.
Nella strada sottostante, invece,
si stava radunando tutto il vicinato.
"Lo butto... mi butto."
mormorava tutta agitata la giovane donna quasi tra sé,
mentre stringeva in modo convulso
quel bimbo nato da appena
venti giorni. 
"Lo buttooooooo! Mi buttooooooo!!!"
gridava poi all'improvviso con urla disumane da "Profondo rosso",
cercando di aprire la finestra al terzo piano,
mentre il neonato rischiava
di caderle dalle braccia.
Ogni tanto
qualcuno provava ad avvicinarsi
nel tentativo di fermarla,
ma era proprio in quel momento
che la reazione scomposta della donna
arrivava al parossismo.
Vanina

continua alla pagina
"Racconto - Mi buttooo"



📌

Nely ci racconta...
Una quindicina di anni fa Nely è stata ospitata per un periodo nei locali dell'ex manicomio di Maggiano.
Ci ha riferito che in quel periodo c'erano anche delle persone con problemi mentali. Ci racconta alcuni comportamenti che l'avevano molto sorpresa.
C'era un ragazzo che per attraversare un corridoio guardava con grande attenzione e più volte, prima a destra e poi a sinistra, come se fosse su una strada pericolosa.
Un'altra persona che era in difficoltà era una ragazza che, scioccata dalla morte del padre, piangeva tutto il giorno appartandosi in angoli isolati.
C'era poi la signora che affermava di essere la madre dell'illusionista Giucas Casella... e non solo. In più raccontava che le avevano tagliato la testa e gliela avevano sostituita con un'altra.
Natalino poi si spogliava nudo e correva dappertutto. Era difficile convincerlo a rivestirsi.



📌

Siamo tutti un poco pazzi perché molto spesso ci illudiamo e quindi non vediamo chiaramente la realtà. E ancora, ci troviamo molto spesso a fare qualcosa senza ragionamento, d’istinto e l’istinto secondo me, é un lato personale che può risultare anche pazzo.
Per quanto mi riguarda, la sola cosa che ho provato è stata quella di relazionarmi per diversi anni con una malattia di altro genere ma comunque affine alla pazzia. Si tratta di una persona che faceva giornalmente i bagagli per tornare a casa, di conseguenza serviva attenzione per tenere la porta di casa sempre chiusa a chiave.  Avevamo la sensazione di essere reclusi in casa nostra. Non era violenta e nemmeno ne avrebbe avuto la forza ma aveva un vagare continuo per casa, un alzarsi di notte, un nascondere gli oggetti e anche urla e lamenti. Capivamo che sono malattie comunque da sopportare giorno dopo giorno, ma non é affatto semplice.
Ci ridevamo su, ma ci usavamo violenza da noi stessi. E’ difficile tirare avanti con persone di questo tipo nonostante l’affetto e il rispetto che, essendo genitori, é sentito e pure dovuto.
Probabilmente se fosse stata giovane, avrebbe potuto essere inserita in qualche progetto e magari anche imparare a dipingere per sfogare quel malessere che sicuramente aveva dentro. Molti pittori oggi apprezzatissimi erano pazzi. Se si parla di cure per pazzi veri e propri sembra che, una volta chiusi gli ospedali psichiatrici, i malati restano in famiglia, che li lascia poi liberi di girare per le strade e in questo modo si può verificare un problema di sicurezza.
Ospedali si, ospedali no.
Io sarei per il sì ma per un sì seguito da personale adeguato e dal farmaco, non certo con misure tribali di contenimento.
Claudia



📌

La pazzia: un argomento che, di primo acchito, suscita preoccupazione, paura, apprensione, ripugnanza... ilarità... o ci fa andare immediatamente, con uno sguardo, a com'era considerata nel passato e alla situazione presente.
PER ESSERE IL PIÙ POSSIBILE SINTETICA, desidero articolare il mio scritto con dei flash che affiorano nei miei ricordi riguardanti il mio contatto con... i problemi di salute mentale.
IL PRIMO, credo che sia stato  quando sentii dire a mia madre che, quando aspettava i figli, pensava... - venissero in qualunque modo, ma con il cervello sano -.
E, lì, capii che... c'era anche questa eventualità che io non sapevo, ma di cui sentivo tutto il dolore che avrebbe provocato in famiglia, creando un difficile scombussolamento da gestire.
Ciò mi ha talmente colpito che... l'ho sempre tenuto in mente e, come mia madre, ero intimamente grata che, a noi tre figli, non fosse successo nulla del genere!
POI... le esperienze di vita, mi hanno fatto incontrare personaggi ritenuti "lo scemo del paese".
Che siamo tutti diversi, era cosa scontata, ma quello che conobbi quando frequentavo le Scuole Medie nel capoluogo del mio Comune, era diverso assai!
Curiosa e... attenta a tutto (come sono!), io osservavo a distanza per capire e per vedere come le persone lo consideravano.
Se da un lato intuivo che aveva, nella sua stranezza, un suo "spazio" nella comunità, con dispiacere notavo che c'era sempre qualcuno che lo prendeva in giro per... ricavarne una risata.
Rimanevo in osservazione e, dentro di me, sorgevano valutazioni che andavano mutando man mano che mi capitava di rincontrarlo.
Era sempre affabile e scherzoso con dignità.
Avevo capito già che era un amante del parlare: cantava in rima stornelli con allegria e ripeteva a memoria brani di autori noti aggiungendo considerazioni sue, particolari, che, a me, sembravano "lezioni di vita".
Un giorno, lo vidi arrivare in piazza con una bicicletta da corsa e con i pantaloni infilati dentro i calzettoni che gli arrivavano fin sotto i ginocchi.
Era anche un atleta !
Però... era considerato pazzo.
ARCHIVIATE NELLA MENTE tutte queste esperienze, più tardi, nei miei studi, incontrai una parola: fisiognomica.
È una disciplina parascientifica che si basa sull'idea che l'aspetto esteriore rispecchia l'interiorità di una persona.
Può darsi...
Ma l'esperienza mi diceva che avevo conosciuto anche persone "brutte" e malformate, ma che, quando le ascoltavo parlare, diventavano splendide ai miei occhi.
Allora... tutto è relativo!
Siamo tutti diversi ed ogni diversità è portatrice di qualcosa di originale e di unico.
IL RISPETTO reciproco non può portare che "bene" nel vivere in comunità dove ognuno trova il suo spazio, anche il "pazzo"!
PERCHÉ, come diceva mia suocera con una SINTETICA filastrocca: 
TUTTI SIAM NATI
DAL MATERNO SENO
CON UN GRADO DI PAZZIA,
CHI PIÙ' CHI MENO.
Assuntina



📌

Penso che la follia sia dentro di noi.
Se non ci fosse sarebbe una noia mortale, un pizzico di follia aiuta ad affrontare le avversità e a gioire per le conquiste.
Certo non occorre fare “cose folli” da rimanere incatenati a lei, ma un pizzico non guasta.
Ci sono poi tutte le malattie legate a questa patologia, ma questa è tutta un’altra storia con dietro un’immensa sofferenza che va trattata con immenso rispetto.
Monica



📌

La pazzia.
Scendendo le famose scale o salendole, ecco comparire fatti rimasti lì nascosti per tanto tanto tempo.
Ricordo di aver conosciuta la pazzia, attraverso una mia collega di lavoro, che era andata fuori di testa per una delusione amorosa.
Una volta sono stata a visitarla all'ospedale, perché Maggiano era già chiuso. Non vi dico come sono rimasta male... malissimo... scioccata, vedendo questa persona annientata nella sua personalità. Credetemi, mi ha fatto molto molto male, anche se sapevo che quelle cure erano molto aggressive, ma pensavo che aiutassero a riprendersi,  no che la facessero rimanere in quel modo dopo averle svuotato il cervello con l'elettrosciock.
Poi ho anche un altro racconto, sempre brutto. La sorella di un'altra mia amica che si è suicidata. Sapete perché?  Sempre per amore. Per lei non ci sono state cure... quando la mia amica è arrivata a casa, ha trovato la sorella che si era tirata giù dal terrazzo.
Mi sono capitati questi due casi, molto vicino a me. Erano lì anche se li avevo cancellati dalla mia memoria. Oggi mi sono ritornati alla mente e, riparlandone, mi fanno stare molto male anche adesso, pensando a come una persona può autodistruggersi.
Una volta i matti era cancellati,  nessuno lì guardava, erano abbandonati. Almeno oggi, nel 2026, quella parola, pazzia, non esiste più, è stata abolita. Sono solo malati e questo mi fa stare meglio. Hanno solo bisogno di tanto amore.
Alba



📌

La pazzia è come il sale, dipende dalla mano di chi lo mette nella pentola.

Molte persone nei tempi passati sono state marchiate da questo stigma senza tanti scrupoli. Io stessa mi sentii dire da un medico che cinquanta anni fa i manicomi erano pieni di donne come me, che non riescono a domare i mille dolori che li tartassano. 

La serie Rai ha dato spunto ad una riflessione sulla pazzia con riferimento alla clinica di Maggiano diretta dal prof. Mario Tobino in modo innovativo per i suoi tempi.

Io da ragazza accompagnai mio padre a far visita ad un malato.

Ricordo un grande salone con delle sedie appoggiate alle pareti con una trentina di persone , ma nessuna interagiva con l'altra.

Il fatto che mio padre portasse me adolescente in questa visita voleva dire che viveva il luogo serenamente senza pregiudizi anche se c'era un infermiere che passeggiava silenzioso. 

Ricordo che ero molto impressionata da questo grande salone e piena di pregiudizi con una sorta di attesa di un qualcosa di imminente che appesantiva l'aria. Questo Tobino è famoso anche per aver scritto il libro “Le libere donne di Magliano” in cui si parla della chiusura dei manicomi, che se da una parte era auspicabile dall'altra c'era la consapevolezza del grande peso che veniva a gravare sulle famiglie.

I miei dolori ai quali ho accennato all'inizio, ci sono sempre e non curanti dei farmaci che uso contro di loro prolificano. 

Un nuovo farmaco che ho aggiunto da pochi anni, mi provoca le allucinazioni. Devono essere ben poca cosa se i medici che me li segnano sanno di questo effetto collaterale e asseriscono che il mio cervello ne ha assolutamente bisogno. Comunque vedere metà cavallo in fondo al mio letto non è roba da poco. 

Ho visto familiari che mi cercavano, ho risposto a richiami lontani, ho visto il mio canino arrampicarsi sui muri, un volta rincorreva un topo inseguendolo a velocità folle sui bracci del lampadario sopra il letto. Poi ci fu la volta del vassoio pieno di serpenti posato sul cuscino accanto al mio, poi uno sciame di insetti mi girava intorno, poi... lasciamo perdere. Con queste mie parole volevo fare un paragone di come si dovevano sentire quelle povere persone che avevano a confrontarsi con farmaci ancora più invadenti e distruttivi.

Rita




📌

Da sempre si parla di pazzia, demenza, follia, psicosi, di situazioni temporanee o permanenti.
Questi individui sono affetti da comportamenti irrazionali, stravaganti, a volte pericolosi.
Da cosa dipende va rilevato di volta in volta da come l’individuo si presente.
Esistono situazioni che si manifestano già in età infentile, proseguendo e aumentando la difficoltà nel corso degli anni.
Vi sono anche gli schizzofrenici, malati di mente particolarmente dotati nelle attività espressive e percezioni al di fuori della norma, non sono fantasie della loro mente. Per lo più non vengono tenute in considerazione.
Un tempo i malati di mente venivano rinchiusi in casa dai propri genitori; vergognosi, non volevano si sapesse di questa problematica in famiglia.
Altri si affidavano alla cura dei medici specialisti, gli psichiatri, che li rinchiudevano in strutture appositamente attrezzate di strumenti e personale per porre rimedio: i manicomi. Risultati poi inumani.
In questi luoghi succedeva di tutto, dai farmaci per sedare, dai letti con sbarre dove li tenevano segregati e legate, dai bagni di vario genere, dalle scosse elettriche ecc.
Erano pochi i malati lasciati, sempre sorvegliati, liberi di muoversi in questi ambienti, di vivere in gruppo e comunità con gli altri e di esprimersi in varie attività anche creative.
Di queste ultime sono state fatte varie esposizioni a cura di Vittorio Sgarbi, itineranti in varie città. Anche qui da noi, Lucca alcuni anni indietro “La Follia”, ha presentato soprattutto lavori dei pazienti del vecchio manicomio di Maggiano, diretto per lo più da Mario Tobino.
Già da anni il mondo psichiatrico si è reso conto di dover cambiare il modo di trattare questa malattia e i suoi problemi.
Un medico illuminato, il Dr. Basaglia, ha ritenuto di dover reinserire nel mondo la maggior parte dei malati rinchiusi. La loro gestione, soprattutto negli affetti, doveva essere presa dal mondo esterno, dai familiari in particolare.
Ci sono stati vari disagi iniziali. È stato necessario organizzare la loro vita, istituire delle regole comportamentali generali, creare dei luoghi dove potessero essere seguiti in tutte le loro manifestazioni, sempre però nella vita civile.
Sono sorti in vari luoghi dei centri in cui possono fa arte terapia. La Toscana è la regione più dotata.
Qui in lucchesia e Bagni di Lucca, vi sono centri di questo genere. In particolare a Lucca, il primo ad aprire, a cura del Dr. Enrico Marchi Psichiatra operante sempre in reparto ospedaliero, ha creato un esempio a livello nazionale.
La mia esperienza, insieme alla psicologa Annalisa Magnelli, è stata quella in qualità di tecnica di attività creative e terapeuta di seguire un gruppo abbastanza numeroso di individui che frequentavano i vari ambienti. Si lavorava, modellava e dipingeva la ceramica, con preparazione del disegno. A volte si pitturava, a volte direttamente usando la tecnica delle macchie del colore cercando poi di riconoscere le forme emergenti. Questa tecnica la uso ancora in questi tipi di incontri. Si lavorava al telaio, si tenevano incontri di musica e canto, si faceva recitazione improvvisando, ognuno andava avanti come si sentiva di farlo.
Si instaurava così un rapporto tale di simbiosi per cui a volte è stato chiesto da alcuni pazienti di poter venire nel mio laboratorio e a casa per poter continuare l’incontro. Questo sicuramente per il grande bisogno di affetto e di vivere momenti di normalità, in famiglia.
Anche se il periodo si è concluso dopo poco tempo, questa esperienza mi è rimasta dentro.
Attualmente, su richiesta, intervengo in incontri di “arte come terapia”, adatto a chiunque ne senta il desiderio di partecipare. 
Maddalena




📌
Non ho mai avuto un contatto diretto con una persona malata di mente e mi ritengo fortunata perché mi sono evitata esperienze sicuramente poco piacevoli.
Due persone molto conosciute sono balzate alla mia mente ascoltando il tema proposto oggi: Mario Tobino e Alda Merini.
Tobino, medico psichiatra, presso l'Ospedale psichiatrico di Maggiano ha innovato il sistema di gestire i malati di mente. Li ha seguiti aiutandoli con l'arte pittorica, la musica, la poesia che hanno avuto grande importanza nel rendere la vita di povere persone meno angosciosa e sofferente.
In modo particolare si occupò della figura femminile, che nella maggior parte dei casi si ritrovava in manicomio per evitare alla  famiglia il gravoso onere di una dote che era obbligatoria per dare in sposa la propria figlia.  Tobino fu un grande poeta oltre che un eccellente psichiatra. Le sue poesie stupende parlano della sofferenza delle persone rinchiuse in manicomio, le sue opere sono sempre influenzate dalla grande esperienza maturata in tanti anni di lavoro dedicato all'aiuto a persone sofferenti mentalmente.  Poeta e scrittore di famosi romanzi, descrive con la competenza dello psichiatra la sofferenza dei reclusi nei manicomi perché ritenuti alienati capaci di compiere violenze su se stessi e sugli altri.  
Alda Merini, grande poetessa, ha vissuto a Milano lo stesso ambiente di Tobino, però nella figura di una donna ricoverata in manicomio, quindi in una situazione completamente opposta a quella del famoso psicologo. Ricoverata  dall'età di sedici anni per un disturbo bipolare, é entrata e uscita più volte dall'ospedale psichiatrico di Milano e nei suoi scritti descrive le violenze subite, i trattamenti violenti che invece di guarirla hanno creato in lei solo sofferenza, ma hanno fatto sì che il tormento  riuscisse a farle  scrivere opere di grande successo, premiate in grandi concorsi.
Due persone lontane tra loro, differenti per provenienza e per esperienza personale sono riuscite a trasformare nelle loro opere l'orrore in poesia, ottenendo due produzioni letterarie indimenticabili.
Lauretta
























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