Ci ridevamo su, ma ci usavamo violenza da noi stessi. E’ difficile tirare avanti con persone di questo tipo nonostante l’affetto e il rispetto che, essendo genitori, é sentito e pure dovuto.
Probabilmente se fosse stata giovane, avrebbe potuto essere inserita in qualche progetto e magari anche imparare a dipingere per sfogare quel malessere che sicuramente aveva dentro. Molti pittori oggi apprezzatissimi erano pazzi. Se si parla di cure per pazzi veri e propri sembra che, una volta chiusi gli ospedali psichiatrici, i malati restano in famiglia, che li lascia poi liberi di girare per le strade e in questo modo si può verificare un problema di sicurezza.
Ospedali si, ospedali no.
Io sarei per il sì ma per un sì seguito da personale adeguato e dal farmaco, non certo con misure tribali di contenimento.
Se non ci fosse sarebbe una noia mortale, un pizzico di follia aiuta ad affrontare le avversità e a gioire per le conquiste.
Certo non occorre fare “cose folli” da rimanere incatenati a lei, ma un pizzico non guasta.
Ci sono poi tutte le malattie legate a questa patologia, ma questa è tutta un’altra storia con dietro un’immensa sofferenza che va trattata con immenso rispetto.
Monica
La pazzia è come il sale, dipende dalla mano di chi lo mette nella pentola.
Molte persone nei tempi passati sono state marchiate da questo stigma senza tanti scrupoli. Io stessa mi sentii dire da un medico che cinquanta anni fa i manicomi erano pieni di donne come me, che non riescono a domare i mille dolori che li tartassano.
La serie Rai ha dato spunto ad una riflessione sulla pazzia con riferimento alla clinica di Maggiano diretta dal prof. Mario Tobino in modo innovativo per i suoi tempi.
Io da ragazza accompagnai mio padre a far visita ad un malato.
Ricordo un grande salone con delle sedie appoggiate alle pareti con una trentina di persone , ma nessuna interagiva con l'altra.
Il fatto che mio padre portasse me adolescente in questa visita voleva dire che viveva il luogo serenamente senza pregiudizi anche se c'era un infermiere che passeggiava silenzioso.
Ricordo che ero molto impressionata da questo grande salone e piena di pregiudizi con una sorta di attesa di un qualcosa di imminente che appesantiva l'aria. Questo Tobino è famoso anche per aver scritto il libro “Le libere donne di Magliano” in cui si parla della chiusura dei manicomi, che se da una parte era auspicabile dall'altra c'era la consapevolezza del grande peso che veniva a gravare sulle famiglie.
I miei dolori ai quali ho accennato all'inizio, ci sono sempre e non curanti dei farmaci che uso contro di loro prolificano.
Un nuovo farmaco che ho aggiunto da pochi anni, mi provoca le allucinazioni. Devono essere ben poca cosa se i medici che me li segnano sanno di questo effetto collaterale e asseriscono che il mio cervello ne ha assolutamente bisogno. Comunque vedere metà cavallo in fondo al mio letto non è roba da poco.
Ho visto familiari che mi cercavano, ho risposto a richiami lontani, ho visto il mio canino arrampicarsi sui muri, un volta rincorreva un topo inseguendolo a velocità folle sui bracci del lampadario sopra il letto. Poi ci fu la volta del vassoio pieno di serpenti posato sul cuscino accanto al mio, poi uno sciame di insetti mi girava intorno, poi... lasciamo perdere. Con queste mie parole volevo fare un paragone di come si dovevano sentire quelle povere persone che avevano a confrontarsi con farmaci ancora più invadenti e distruttivi.
Rita


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