Carissime Signore
Carissime Signore de "La Panchina",
Eccomi di nuovo qui.
Buongiorno a noi e felice Festa di Santa Zita! Scommetto che molte di voi hanno acquistato una bella pianta fiorita, magari in Piazza Anfiteatro. Non è forse vero?
Visto che oggi il nostro incontro purtroppo è saltato - per cause indipendenti dalla nostra volontà - ho deciso di scrivervi questa lettera.
Mi piacerebbe, infatti, recuperare un po' di armonia e rendervi edotte su quello che avremmo fatto se l'incontro si fosse tenuto regolarmente.
Intanto vi dico che ho finito di impaginare il nostro libro in allestimento. Devo soltanto rivedere l'Indice per far corrispondere il numero di pagina alla nuova impostazione. Ora siamo davvero agli sgoccioli!
Detto questo, adesso veniamo al sodo.
Sabato mattina mi sono fatta un giretto al Real Collegio, nell'ambito di "Lucca, città di carta" e, dopo aver interagito con tutti gli espositori, mi sono fermata in particolare con un paio di scrittrici - di una casa editrice toscana non lontana da noi - e con due libri che promuovevano.
Nel corso della chiacchierata, uno di quei libri l'ho acquistato e ve ne parlerò in seguito. Era a metà prezzo e io, come sapete, ho una particolare simpatia per le "parole scontate". Sì trattava del libro "Via del Pozzo Rosso" di Elide Ceragioli.
Il secondo verteva simpaticamente sull'etimologia e il remoto significato cui risale ogni parola. L'autrice Chiara Cuminatto raccoglie nel suo libro "In poche parole" una serie di parole appunto di cui fornisce un abito che trovo interessante.
Me ne ha proposto un esempio riportato su un cartoncino.
Il cartoncino e il gesto, mi ha ricordato un giochino simpatico, un giochino che attiene ovviamente all'ambito linguistico e che io vi avrei presentato questa mattina se ci fossimo incontrate.
Niente paura! Ve lo propongo adesso, tanto per rilassarci un po'.
Il giochino in questione ricorda quelli che noi abbiamo sperimentato varie volte e svela curiosità alle quali uno non pensa, che stuzzicano la riflessione e a me affascinano, ma credo anche a voi.
Dunque,
cominciamo?
cominciamo?
Partiamo
dal cartoncino che è capitato
nelle mie mani.
Salta subito
all'occhio la parola
che è
S I N C E R O
Come sappiamo,
ogni parola ha una nascita
e una sua storia
etimologica.
Proviamo
a ricostruire quella di questa parola
senza andarla a cercare
nel libro?
Se non riuscite a trovare
materiale oggettivo per una possibile spiegazione,
vi va di provare a creare una storia
del tutto fantastica?
Aspetto
con curiosità le vostre lettere
di risposta.
Vanina
📚
Una volta cominciai un mio articolo con “Non si può dire sempre tutto a tutti.”.
Non ricordo esattamente a cosa si riferiva ma sono ancora dello stesso parere, vale a dire che si possono tacere cose e opinioni per giusta causa, senza dire bugie dannose anche per noi stessi.
Analizzando la parola SINCERO, mi sento di dire che “sincero” può dirsi più che altro, solo del vino.
E’ complicato parlare di sincerità.
Io per sincerità, intendo l’esternazione di ciò che al momento sentiamo, ma proprio perché al momento, trattasi di condizione labile poiché, con il senno di poi dato dall’esperienza, si può cambiare parere su cose e persone e anche su momenti vissuti.
In pratica quello che pensavamo prima, anche in merito a una stessa cosa, può non essere quello che pensiamo adesso. Nonostante ciò, la sincerità può appartenere alle virtù perché è buona fede
Sincerità non è sempre verità perché poi ognuno di noi sente e vede una stessa cosa in modo diverso. I sensi quindi possono tradire. Lo dicevano già gli antichi e sapienti filosofi greci e vale tuttora.
Ci sono persone abituate a dire “Sono sincero/a”, credo per rafforzare il discorso, perché, se preso nel vero senso della parola, secondo me si tratterebbe di presunzione. Lascia giudicare agli altri la tua decantata sincerità.
Bisogna dire che la sola sincerità è propria dei bambini che spesso non hanno alcun ritegno nel dire quel che pensano e ciò potrebbe offendere. Non sarebbe tollerabile in un adulto, non ci permetterebbe di parlare con prudenza.
Se fossimo fedeli alla sincerità non avremmo compassione e ciò è, almeno secondo il mio punto di vista, una componente importante dell’empatia. La compassione ci induce ad omettere la verità, ci porta ad essere “amorevolmente bugiardi” dico io, non bugiardi, nell’intento di attenuare sofferenze e preoccupazioni altrui, nell’intento di non togliere la speranza, alla quale ognuno di noi si affida per continuare a vivere.
Faccio un esempio personale.
Quando mia madre, dopo l’intervento alla mammella mi domandò se era un tumore, io risposi no, no... all’stante, senza pensare. Mi venne dal cuore ma anche dalla mente.
Ciò vuol dire che non sono sincera?
Non ricordo esattamente a cosa si riferiva ma sono ancora dello stesso parere, vale a dire che si possono tacere cose e opinioni per giusta causa, senza dire bugie dannose anche per noi stessi.
Analizzando la parola SINCERO, mi sento di dire che “sincero” può dirsi più che altro, solo del vino.
E’ complicato parlare di sincerità.
Io per sincerità, intendo l’esternazione di ciò che al momento sentiamo, ma proprio perché al momento, trattasi di condizione labile poiché, con il senno di poi dato dall’esperienza, si può cambiare parere su cose e persone e anche su momenti vissuti.
In pratica quello che pensavamo prima, anche in merito a una stessa cosa, può non essere quello che pensiamo adesso. Nonostante ciò, la sincerità può appartenere alle virtù perché è buona fede
Sincerità non è sempre verità perché poi ognuno di noi sente e vede una stessa cosa in modo diverso. I sensi quindi possono tradire. Lo dicevano già gli antichi e sapienti filosofi greci e vale tuttora.
Ci sono persone abituate a dire “Sono sincero/a”, credo per rafforzare il discorso, perché, se preso nel vero senso della parola, secondo me si tratterebbe di presunzione. Lascia giudicare agli altri la tua decantata sincerità.
Bisogna dire che la sola sincerità è propria dei bambini che spesso non hanno alcun ritegno nel dire quel che pensano e ciò potrebbe offendere. Non sarebbe tollerabile in un adulto, non ci permetterebbe di parlare con prudenza.
Se fossimo fedeli alla sincerità non avremmo compassione e ciò è, almeno secondo il mio punto di vista, una componente importante dell’empatia. La compassione ci induce ad omettere la verità, ci porta ad essere “amorevolmente bugiardi” dico io, non bugiardi, nell’intento di attenuare sofferenze e preoccupazioni altrui, nell’intento di non togliere la speranza, alla quale ognuno di noi si affida per continuare a vivere.
Faccio un esempio personale.
Quando mia madre, dopo l’intervento alla mammella mi domandò se era un tumore, io risposi no, no... all’stante, senza pensare. Mi venne dal cuore ma anche dalla mente.
Ciò vuol dire che non sono sincera?
Claudia


0 commenti:
Posta un commento