Perdersi in una fiaba
Credo
onestamente
che sia superfluo
ribadire ancora una volta
il fascino e l'importanza che
fiabe e favole rivestono
per l'uomo.
Quindi
in questa pagina
vi ripropongo di
scendere
le nostre scale interiori
e perderci in un
"C'era una volta"
arioso e liberatorio.
Che ne dite?
Dunque,
partiamo da qui.
C'era una volta
un/una ........ che sapeva volare.
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Chi comincia?
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C'era una volta una bambina che non aveva amicizie perchè voleva stare sempre nel suo orto. Lì si sentiva libera anche al solo guardare un albero di fico che vedeva bene pure dalla finestra durante l’inverno, quando un manto di neve ricopriva tutto e non c’era modo di salirci su.
Lei adorava quell’albero anche se non consentiva di salire in alto e si doveva fermare nel punto dove il ramo era più solido. Era una bimba giudiziosa. Voleva volare, non cadere!
Così si arrampicava e, una volta trovato il punto giusto, si sedeva con le gambe penzoloni osservando in cielo l’andirivieni delle nuvole, il volo degli uccelli e, come loro, iniziava a volare con la sua fervida fantasia. La fantasia la rendeva leggera, si sentiva trasportata in un altro mondo.
I suoi genitori lavoravano lontano e lei si sedeva su di una soffice nuvola per andare da loro.
Sapeva che ogni fine mese sarebbero tornati a trovarla ma a lei mancavano, perchè un mese era lungo da passare. Senza contare che sarebbero potuti rimanere solo un paio di giorni.
La nonna non era una di quelle che prendono sulle ginocchia i nipoti e raccontano loro le favole e lei la vedeva quindi vecchia, brutta e incapace di affetto.
Il volo che ogni giorno la bimba sapeva “affrontare” la portava lontano, nelle cucine dove i suoi genitori lavoravano e lì trovava baci e abbracci e tante cose buone da mangiare che babbo e mamma le avevano di nascosto preparato.
Con il fatto che si potessero sbafare tanti dolcetti di nascosto, si sentiva attesa molto amata. Volare su di un nuvola speciale la faceva sentire importante. La nuvola che lei chiamava Azzurrina, ormai sua amica, passava ogni giorno alla solita ora e le aveva fatto capire l’importanza dell’amicizia.
Azzurrina era una nuvola felice e loro due, insieme, guardando il mondo da lassù, spesso ne ridevano, soprattutto se capitava di acchiappare un aquilone sfuggito di mano a un bimbo poco attento.
Il volo era il suo spazio felice.
Claudia
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Lia è già una donna adulta.
Tuttavia, dentro di lei, vive una bambina a cui piacerebbe volare, andare per i prati posarsi di fiore in fiore, cercare profumi, scoprire profumi, e con altre amiche farfalle potersi confrontare e chiacchierare di tutto, soprattutto su quello che succede alle altre farfalle...
E scopre che una farfalla l'ha lasciata il fidanzato, la seconda è una giramondo, la terza ha avuto una bambina da sola, la quarta è molto molto devota; l'altra, la quinta, è molto molto atea. Capite? E poi...
La sesta è innamoratissima del marito, ma lui le fa le corna e lei l'accetta.
La settima lavora in un nido, l'ottava vorrebbe un figlio solo per sé, la nona sogna che il farfallo la venga a prendere con una carrozza con i cavalli.
In tutto questo raduno che poi c'è stato, hanno ballato, svolazzato tutto il giorno, promettendosi che almeno una volta l'anno, quando arriva il pieno dello sviluppo giovanile di ritrovarsi tutte insieme ovunque fossero state.
Tutte queste farfalle hanno un grande sogno: ritornare dei bruchi e poter ripassare la propria vita.
A Lia piace volare e sognare con la mente e con il cuore.
Alba
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Luciana era una bambina dolce e attenta a tutto ciò che accadeva intorno a lei. Sembrava saggia e riflessiva. In famiglia era molto apprezzata per questo.
Nessuno poteva immaginare che la piccola avesse un grande segreto, un segreto davvero speciale che l'aiutava moltissimo. Pensate! Era una bambina... che sapeva volare!
Infatti, ogni volta che ne aveva l'occasione, Luciana si sdoppiava e pur rimanendo lì, magari apparentemente sdraiata mezzo addormentata sul tappeto, si levava in volo ad ammirare lo spettacolo della Terra dall'alto.
Quando volava di notte, spesso ad uno sguardo attento era possibile cogliere un'ombra di bambola, che scorreva armonicamente sul disco luminescente della luna.
(continua alla pagina "Fiaba - Luciana")
Vanina
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C'era una volta e c'è tuttora una bimba solitaria, che aveva un angolo della casa in cui si nascondeva. Lì sognava, vagheggiava, immaginava e creava mondi per il suo futuro. Inutile chiamarla, perché quando desiderava entrare nel suo mondo, se iniziava a volare, non c'era più per nessuno.
I suoi sogni erano naturalmente rivolti al futuro: desiderava che il suo divenire la portasse ad avere sempre contatto con gli animali che aveva imparato a conoscere quando andava dai parenti dei nonni che avevano allevamenti di animali di vari tipi e quindi Rosaspina si perdeva a grattare la schiena ad un maiale con un rastrello, vezzeggiava tra le sue braccia quelle gallinelle minuscole e tanto coccolone, andava nella stalla ad accarezzare i vitelli, il cui pelo rasato le dava una piacevole sensazione di morbidezza.
Quando ritornava nella sua casa, tutte quelle sensazioni non le poteva più provare e allora iniziava a volare, nascosta nel suo angolo, accarezzando la sua cagnolina a cui ogni volta cambiava nome secondo l'animale lontano che voleva rivivere.
Ogni volta era una nuova favola che nasceva dalla sua mente, per rivivere momenti piacevolissimi ormai passati.
Non si sono dispersi quei dolci momenti, neppure dopo tanti anni passati e talvolta rivivono ancora serenamente nella mente di Rosaspina che non smetteva di sognare.
Lauretta
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