Nel mondo dell'immaginario
Simpatici
questi personaggi,
vero?
Che ne dite?
Ne facciamo una bella storia?
Fiaba? Favola?
Scegliete
in piena libertà.
Chi comincia?
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Germollo
Sul limitare del bosco c’era una bella casetta dove abitavano due bambini con i loro genitori.
I due ragazzini avevano un gatto, Germollo, che erano riusciti ad addomesticare ma non toppo.
Infatti il gatto adorava via via assentarsi anche per qualche giorno addentrandosi nel bosco. D’altronde era il suo habitat naturale. Era lì che era nato e cresciuto e quindi aveva delle amicizie che intendeva mantenere.
La notte lo aspettava perlopiù una civetta femmina che cantava, appollaiata sempre sullo stesso ramo, per farsi sentire anche se il suo amico Germollo l’avrebbe trovata comunque. Infatti il gatto, non appena arrivato, saliva sul ramo e le si accomodava accanto.
Felici, si raccontavano i fatti successi nei loro due diversi ambienti divertendosi molto. Non potevano fare a meno l’uno dell’altra tanta era l’amicizia che li legava e non solo ma anche la curiosità, il pettegolezzo.
Però i due si sentivano spesso spiati. Gli sembrava di udire il verso di una civetta maschio non troppo lontano da loro. Una sera sembrò dire: - Tutta mia! Tutta mia!
Infatti di lì a poco avvertirono un grande spostamento d’aria. Era la civetta maschio che aveva spiccato il volo e si era appollaiato sul loro stesso ramo. Poi preso dalla gelosia acchiappò il gatto con gli artigli e lo portò in volo depositandolo su di un tetto.
La civetta amica però, fulminea, prese tra il becco un ramoscello di more belle rosse perchè non ancora mature e andò a graffiare con i suoi artigli la porta di casa del suo amico gatto. Quando i bimbi andarono ad aprire, stupefatti, chiamarono i genitori in loro soccorso. Tutti in famiglia sapevano dell’amicizia che Germollo aveva mantenuto nel bosco e quindi seguirono la civetta che, con il ramoscello colorato in bocca, gli indicava ben bene la strada. Fu così che il gatto riuscì a tornare a casa.
Sappiamo tutti che i gatti camminano anche sui tetti ma la civetta maschio aveva scelto di lasciarlo sul tetto di una casa isolata, per cui scendere da lassù per Germollo era impossibile.
Ecco l’importanza dell’amicizia ma si capisce pure che l’intesa è possibile anche nella diversità.
Tutti gli esseri viventi hanno qualcosa in comune.
Claudia
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La volpe
C'era una volta dietro casa mia una volpe che tutti i giorni veniva a mangiare le galline, ma io stavo molto attenta e le tiravo dei sassi, non per ammazzarla ma per spaventarla, però puntualmente lei si ripresentava.
Allora io ho pensato di comportarmi diversamente.
Cominciai a portarle da mangiare per farla avvicinare a me e avviare un dialogo. Volevo farle capire che le galline servivano a noi per poter mangiare sia l'uovo che la gallina e che lei doveva arrangiarsi altrove. Dal canto mio, io mi impegnavo a farle trovare ogni volta qualcosa da mangiare.
Così tutti i giorni ci vedevamo e ci parlavamo, cominciando una lunga amicizia.
Un giorno non vedendola arrivare pensai ai cacciatori e mi rattristai, pensando che le avessero fatto del male e l'avessero uccisa.
Una mattina passeggiando nel bosco nel mio solito girovagare... chi vidi? Proprio lei che mi veniva incontro. Tutta contenta mi fece molte feste e mi raccontò che si era assentata perché doveva partorire. Aveva fatto due volpacchiotti: Leo e Lea e perciò doveva stare dietro a loro, accudirli, sorvegliarli e far loro imparare a fare molta attenzione. Infatti doveva farli crescere furbi perché i cacciatori erano più furbi di loro.
Facemmo un bel pezzo a piedi insieme finché non mi salutò. Mi ringraziò per quello che avevo fatto per lei, per averci parlato e aver chiarito. Poi, girandosi indietro, mi disse che mi avrebbe presto portato a conoscere i suoi figlioletti, i suoi volpacchiotti.
Mi mandò un grande abbraccio e ci si divise. Io le gridai commossa: "A presto!".
Come vedete, persone e animali possono essere amici e vivere felici, avendo ognuno i propri spazi.
Alba
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Ugo
C'era una volta, nella taverna laggiù al fresco e al buio, un portaoggetti a forma di ventaglio nel quale facevano bella mostra di sé tanti bei bastoni da passeggio il cui manico d'appoggio rappresentava o il muso di un animale oppure un pomello tutti di materiali diversi. Erano appartenuti negli anni agli antenati di mio padre.
La civetta e il cane lupo, si divertivano tanto a giocare con i pomelli degli altri bastoni che facevano schioccare. Il cane lupo, molto saggio, aggrottava il suo muso d'avorio e a volte diceva alla civetta: "Smettiamo perché facciamo troppo rumore e potremmo svegliare quell'uomo dolce che si addormenta ogni giorno sulla poltrona in queste calde giornate estive.".
Ogni giorno, quando usciva a fare una breve passeggiata, sceglieva un bastone che lo avrebbe accompagnato e gli avrebbe dato sicurezza e ogni giorno nasceva in quel momento un chiacchiericcio, un tic tac fatto dai manici, che speravano di essere scelti da quella mano un po' tremante.
La civetta d'argento cominciava a gridare: "Prendi me! Oltre a sostenerti se stai per cadere, io ti porto fortuna e se vai a giocare al lotto io ti farò vincere!".
Il cane lupo, con la testa d'avorio, ribadiva immediatamente: "Prendi me, io sono forte e fedele e ti aiuterò a stare in piedi se ti dovessi trovare in difficoltà!".
Ugo, l'omino dolce, sorridendo sceglieva il bastone con il pomello di rame e lasciava i due contendenti con un palmo di naso...
Nonostante le discussioni del mattino però i due bastoni col manico dalle fattezze animali andavano d'accordo tra di loro e si disponevano a ventaglio con gli altri rimasti non appena lui aveva scelto.
I bastoni di Ugo piacevano tanto anche alla sua badante, che ogni giorno li spolverava e li sistemava al loro posto nell'espositore.
Venne un brutto mattino in cui Ugo, appena sveglio, se ne andò in cielo e i bastoni cominciarono a battibeccare per la mancata passeggiata.
Furono momenti molto difficili e nessuno pensava più a loro. Forse non proprio nessuno perché dopo un po' di tempo i bastoni con il manico a forma di civetta e cane sparirono e lasciarono un vuoto incolmabile nel portabastoni.
In famiglia, a cui mancava il cicaleccio quotidiano, tutti sperarono che fossero insieme da qualche antiquario e potessero continuare a battibeccare tra loro, seguiti da lassù dal sorriso di Ugo.
Lauretta
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Il gufo e la lupetta
C'era una volta una lupetta che, passeggiando nel bosco, notò un vecchio gufo sul ramo di un albero ghiacciato. Tentò di arrampicarsi per andare ad invitarlo a pranzo: la mamma stava preparando una gustosa zuppa di millepiedi! Maaaa? In realtà gufo tremava per la paura all’avvicinarsi della giovane lupa al suo albero.
Riuscì tuttavia a salire: “Oh, Signor gufo, quanto sei maestoso, non ti avevo mai visto da vicino! Che belle piume, sembrano fatte di seta!”. Il vecchio gufo tenebroso sentiva che Lupetta non aveva un indole da “attaccante” come i suoi simili, sentiva in lei un’anima gentile, maaaaaa… preferiva rimanere altero e non accettare l’invito.
Lupetta allora corse nella tana e si fece preparare una bella tazza di zuppa bollente e con l’aiuto di papà lupo la portò al tronco ghiacciato.
Alzò il muso al gufo e lo incoraggiò: “Ti lascio la zuppa calda qui, noi torniamo dentro alla tana, così non hai più paura. Ricorda che non ti avrei mai fatto del male forse come pensavi”.
Il gufo la guardò andar via con il papà e di colpo la richiamò: “Lupetta, grazie! Hai ragione, avevo paura! Ho sentito raccontare storie spaventose sui lupi, ma ho capito che si deve evitare di giudicare tutti “gli animali” (persone, avvenimenti) allo stesso modo, facendo attenzione alle caratteristiche di ognuno.
Torna a trovarmi quando vuoi e non dimenticare la zuppa, la mangio volentieri!
Tata Monny
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Aul e Vix
Nel Magico Giardino di Dodo ancora una volta era calata la notte.
L'aria quasi estiva era dolce e profumata. Un vero incanto.
D'un tratto, sommesso, si avvertì uno svolazzare di ali proveniente dalla piazza, che con garbo si fermò sui rami più bassi della magnolia.
Due piccole luci brilllarono tra le foglie a scrutare l'incanto del giardino.
Immobile, elegante, statuario, Owl, il grande gufo, prese gradualmente possesso del magico ambiente in cui si era venuto a trovare.
Intanto il tempo scorreva impercettibilmente verso l'alba.
Tuttavia, quella si preannunciava una notte davvero speciale e, infatti, senza preavviso, un fruscio... uno scricchiolio... turbò la pace di quel luogo.
Pesce Guancione lo avvertì come fosse un boato e risalì guardingo sul pelo dell'acqua.
Nico dal piano di sopra dell'albero si arrampicò sul bordo del nido per controllare.
Gico, che non era ancora rientrato a casa dalla caccia notturna, si immobilizzzó, mimetizzandosi sul muro delle scale che in quel punto si era un po' scrostato.
Non riuscirono a vedere Awl, ma rimasero stupefatti nello scorgere una volpe graziosissima incedere decisa sul vialetto all'interno del giardino.
Non lo sapevano ancora, ma quella era Vix, una giovane volpe femmina, nata da poco.
(continua)
Vanina
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