(continua)
Fu proprio in quel momento che dal castello sopra le alte montagne si vide partire ed avanzare a velocità altissima una carrozza tutta d’oro.
Non toccava terra, volava!
Infatti non cavalli trainavano quel guscio prezioso finemente cesellato, ma due enormi pavoni bianchi e lucenti, che facevano la ruota, due ruote enormi decorate con occhi blu iridescenti.
I due eleganti pavoni trainavano il cocchio con regale eleganza.
Volando senza apparente fatica raggiunsero in un battibaleno il prato di smeraldo e si fermarono davanti alla piccola folla che era appena uscita dal castello.
La porta della carrozza si aprì.
Due paggetti vestiti di bianco si affrettarono a srotolare un guida intessuta di ricchi fili d’oro.
Quindi si disposero ai lati della carrozza, irrigidendosi in una posizione prevista dal protocollo d’onore.
Ed ecco un regal giovinetto, bellissimo, di una bellezza mai vista, emergere dall’interno e discendere lentamente con fare compito.
L’abito bianco che indossava lasciava senza fiato.
Era a dir poco lussureggiante, intessuto com’era di pietre preziose: decine di smeraldi purissimi a fare da contraltare agli innumerevoli profondi zaffiri blu.
Le stesse pietre preziose era incastonate sulla graziosa corona, cesellata come una trina, che brillava tra i suoi riccioli d’oro.
Appena ebbe toccato terra con le sue preziose scarpette, si fermò e tese la mano guantata verso l’interno, aiutando a scendere una meravigliosa ragazza.
Anche lei era sontuosamente vestita, un trionfo di damaschi tessuti in modo magnifico.
I morbidi capelli le ricadevano sul petto magistralmente acconciati con lucidi nastri di raso e di seta.
Alla sommità del suo capino faceva bella mostra di sé una brillante preziosa coroncina, che ben si appaiava con quella del regal giovinetto.
I due cominciarono a percorrere la guida bianca che era stata stesa per loro sul prato di smeraldo.
La piccola folla che era uscita dal castello ebbe un palese sussulto.
Soprattutto la regina e Dorotea non potevano capacitarsi.
Davanti a loro, in quello sfavillio, la principessina, a stento riconoscibile, incedeva sicura al braccio del suo meraviglioso principe.
Quando era scomparsa? Come aveva fatto? Da dove veniva?
Dopo i primi momenti di grande confusione, la storia si dipanò d’incanto.
Tanto tanto tempo prima, i due maestosi castelli erano in comunicazione.
Omaggi e visite erano molto frequenti, quasi giornalieri.
Pranzi sontuosi, balli frequenti, musica e canti, scambi di regali.
Con gli anni, però, si era sviluppata una rivalità senza senso tra le due famiglie regali, una rivalità che aveva raggiunto il suo acme quando la presunzione delle due regine si era fatta insostenibile.
Entrambe facevano a gara per organizzare le feste più belle, far preparare le leccornie più insolite nei pranzi di gala, indossare gli abiti e i gioielli più preziosi ogni volta che si incontravano.
Tuttavia, quello che aveva fatto precipitare del tutto la situazione, era stato ciò che la regina, madre del principino, aveva provocato un giorno durante una passeggiata nel bosco.
La primavera era nel pieno rigoglio. Tutto germogliava a nuova vita. Pace e serenità si respiravano in ogni nuova fogliolina, in ogni fiorellino, in ogni farfallina, in ogni ape che ronzava al tiepido sole.
Mentre il principino e la regina, visibilmente annoiata, passeggiavano tra la vegetazione in fermento, ecco venire loro incontro la superba e altera regina con la principessina al seguito.
Nel vedere la sua superbia e il suo sorriso beffardo, la regina madre del principino perse il lume della ragione e cominciò ad inveire contro di lei.
Così, invece di godere dell’incanto della Natura, le due finirono col mettersi a urlare.
Litigavano come due scudieri di stalla, perché entrambe asserivano la stessa cosa.
“Il MIO principino è il più bello del mondo! Non vi sono uguali bellezze.”
“La MIA principessina è la più bella del mondo! Non c’è nessuno che può competere con la SUA bellezza.”
Alla vista di tale spettacolo, Madre Natura si era rattristata alquanto.
Le margheritine avevano reclinato il loro capino.
Gli zefiri si erano fermati.
I raggi di sole, che filtravano allegri fino a un minuto prima, si spensero e gli uccellini smisero di cantare.
Fu in quel momento che Madre Natura decise di punirli.
E lanciò il suo terribile incantesimo.
I due castelli furono definitivamente separati.
Tuoni, fulmini, saette, temporali spaventosi e perenni, si stabilirono sulle loro guglie e torrette e, soprattutto, sull’intricata foresta che aveva sostituito il bosco primaverile.
Una profonda profondissima solitudine pervase inesorabilmente i cuori di chi abitava nei castelli.
La cosa più terribile di tutte, però, quella che segnò davvero la vita di tutti, fu che per punire la regina la principessina, di appena due anni, perse tutte le sue rotondità, diventò esile esile, sempre più pallida e scialba.
Il principino, invece, perse addirittura la sua identità di bambino.
Infatti, Madre Natura, che era davvero molto arrabbiata con la sua tracotante madre, volle infliggere una punizione esemplare.
Avrebbe trasformato il principino in un animale... che avrebbe lasciato il castello e abitato nella foresta!
Guardando però quel bellissimo bambino dai riccioli d’oro e dagli occhi di zaffiro, si intenerì nel suo istinto materno e lo trasformò in un uccello speciale, un uccello dal magnifico piumaggio che non ancora esisteva.
Nacque così il primo pavone.
Il principino si ritrovò da solo nella foresta, una foresta tetra e spaventosa, sulla quale si abbattevano tuoni, fulmini e saette.
Una lacrima muta scese dai suoi piccoli occhi.
Ancora una volta Madre Natura si commosse.
Allora popolò la foresta con altri pavoni per tenergli compagnia e decretò che l’incantesimo sarebbe finito... sì, sarebbe finito, ma solo quando avesse ritrovato la principessina e quest’ultima lo avesse baciato.
Ora il tempo si era compiuto.
Il principino e la principessina si erano incontrati e innamorati.
Così Madre Natura aveva finalmente ristabilito l’equilibrio e l’armonia.
Le regine madri e gli abitanti dei due castelli capirono la lezione.
Ci furono bellissime e commoventi nozze tra i due principini, che diventarono il re e la regina del meraviglioso nuovo Regno del Pavone.
E tutti vissero felici e contenti.
F i n e

0 commenti:
Posta un commento